Il sold out della comfort zone

La mediocrità oggi non dilaga, fa sold out. Ha il merchandising, i tour mondiali e un fandom pronto a spiegarti che “se piace a tutti non può essere sbagliato”. Prendiamo Taylor Swift, non come colpevole ma come simbolo. È impeccabile, professionale, levigata come un centro commerciale nuovo. Nessuna sbavatura, nessun rischio. La colonna sonora perfetta per un’epoca che vuole emozioni prefabbricate, possibilmente già masticate. Non disturba, non contraddice, non chiede troppo. È il comfort food dell’anima.

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Accanto a lei mettiamoci pure le serie TV pensate per essere guardate mentre si scrolla il telefono, otto stagioni identiche, ma “scorrono bene”. O i libri che promettono di cambiarti la vita in cinque capitoli, purché tu non faccia troppe domande. E i talent show, dove l’originalità è ammessa solo se rientra perfettamente nel format e se, soprattutto, non mette a disagio nessuno. Tutto deve sembrare intenso senza esserlo davvero, profondo senza fare il bagno.

E lo stesso copione va in scena ogni giorno anche negli uffici. Le aziende che “funzionano” perché sono tranquille, ordinate, senza attriti. Dove i profili scomodi spariscono uno alla volta, troppo critici, troppo intensi, troppo poco allineati. Restano quelli che non fanno rumore, che annuiscono nelle call, che non rovinano il clima. Management felice, KPI rassicuranti, LinkedIn pieno di sorrisi. Ma attenzione: quello non è un team. È un teatrino. Tutti in costume, nessuno che improvvisi davvero. Finché il mercato è gentile, lo spettacolo regge. Appena arriva una complessità vera, cala il sipario. Perché la mediocrità organizzata è esattamente questo, ossia scambiare la pace per valore e la quiete per intelligenza.

Platone, dalla sua caverna, oggi guarderebbe il feed e sbadiglierebbe. Aristotele cercherebbe la giusta misura e verrebbe licenziato per elitismo. Diogene, con la sua lanterna, finirebbe segnalato per contenuti negativi e bannato per comportamento antisociale.

Il bello è che la mediocrità non si presenta mai come tale. Si traveste da successo, da consenso, da “così fan tutti”. È democratica, rassicurante, instagrammabile. E noi applaudiamo, sollevati dall’idea di non dover pensare troppo. Poi torniamo a casa, stanchi, con quella vaga sensazione di vuoto che non sappiamo spiegare. Tranquilli! È solo il pensiero critico che bussa. Ignoratelo. Basta alzare il volume.