Fausto Coppi, un ‘miracolo’ laico che si rinnova da 66 anni

NOVI LIGURE – Ha ragione il giornalista del quotidiano L’Equipe, salito fino a Castellania Coppi, “se siamo tutti qui, se amiamo il ciclismo, lo dobbiamo a Fausto Coppi“. Proprio così, il miracolo laico si è rinnovato, come succede da 66 anni, da quel 2 gennaio 1960 in cui, poco dopo le 8, il Campionissimo era spirato, stroncato dalla malaria.
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La conferma è nei moltissimi che salgono nel piccolo borgo, dove ogni angolo parla del più grande di sempre, di una leggenda senza tempo, di un atleta che, ancora quando pedalava, si era già consegnato all’eternità. C’è chi arriva in pullman, chi si mette in sella, e poco importa se a bordo strada ci sono tracce della nevicata del giorno prima. Conta il traguardo, conta esserci.
Magari al volante di un’auto d’epoca, sul cofano uno striscione “gli angeli di Coppi”, perché chi arriva su mezzi come quelli di Coppi e con lo stesso abbigliamento si sente parte, orgogliosamente, della ‘squadra’ del Campionissimo.

Don Mansueto ricorda quei valori dello sport di cui Fausto, i suoi uomini, anche Bartali erano portatori, “l’amicizia e il rispetto oltre la rivalità in gara“. Di cui ci sarebbe ancora tanto bisogno.
E’ un doppio anniversario, il 66° della scomparsa del Campionissimo, ma anche il 25° di Casa Coppi, nata da una idea di Massimo Merlano, come il riconoscimento Welcome Castellania, “un modo per dire grazie a chi porta il nome di Coppi e di questi luoghi nel mondo“.
Per questo, per il quarto di secolo, il ringraziamento va al territorio: ai Comuni di Novi, con il Museo dei Campionissimi e la tappa del Giro, di Tortona, di Pozzolo, di Cassano, alla Camera di Commercio di Alessandria e al Museo Acdb.
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E poi Sergio Vallenzona, che da sindaco ha fatto di Castellania Coppi un museo a cielo aperto. E Claudio Pesci, pittore e presidente dell’associazione Fausto e Serse Coppi, Angela Tegaldi ‘angelo custode’ di Casa Coppi, alla giornalista e scrittrice Luciana Rota, autrice di ‘Fausto il mio Coppi’, a Maurizio Formichetti che disegna le tappe e i tracciati di tutte le gare Rcs.

A consegnare i premi Marina e Faustino Coppi, “sono passati tanti anni, il grande affetto che continuiamo a sentire, in questa giornata, sono il segno di cosa papà e il ciclismo hanno rappresentato per l’Italia che voleva rinascere dopo la guerra e che in ogni colpo di pedale vedeva un segnale di ricostruzione”.
Mentre Marina parola un tifoso, cappello del Bologna, gli consegna un calendario speciale. Come ogni anno, perché il 2 gennaio è uno di quei giorni in cui a Castellania Coppi bisogna esserci.
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L’occasione in rosa
Il Museo dei Campionissimi è un teatro perfetto, per unire la storia, il presente e il futuro.
Mai come oggi, il sipario che si alza sulla 12a tappa del Giro d’Italia, la Imperia – Novi, del 21 maggio, “una sorta di Milano – Sanremo al contrario“, come sottolinea il sindaco Rocchino Muliere, che svela oltre un anno e mezzo di lavoro per portare un arrivo nella città ribattezzata “l’università del ciclismo”. Grazie, anche, al sì immediato di Guido Repetto, presidente della Novi Elah Dufour.
E il legame tra l’azienda e il Giro d’Italia nasce proprio in occasione dell’arrivo nel 2019 e continua oggi, “nello sport che, più di tutti, è della gente, e che tocca e unisce tutta l’Italia”.
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I dettagli tecnici affidati a Giovanni Ellena, ds del Team Polti, commosso perché le sue origini nel ruolo sono nelle terre dei Campionissimi, e Roberto Damiani della squadra francese Cofidis. “Una tappa per velocisti, ma non per tutti i velocisti“. Per via del Bric Berton a 50 chilometri dal traguardo, “un lungo tratto – il pronostico di Massimo Subbrero, team manager di Overall Tre Colli – in cui ci sarà battaglierà, un tracciato con tanti strappi, nervoso, toccando tanti paesi“.
Ultimo comune prima di Novi sarà Pasturana, di cui Subbrero è sindaco e dove il ciclismo domina su tutto. “Tutta Novi sarà attraversata, fino all’arrivo davanti alla Novi Elah Dufour”.
E c’è anche un ideale passaggio di testimone con Alessandria, teatro della 13a tappa, Alessandria – Verbania, il giorno dopo, e il sindaco Giorgio Abonante che è pronto a lavorare a iniziative condivise.
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Overall con il suo capitano
C’è chi ha già colto al volo la grande occasione di fare squadra per il Giro: è Overall Tre Colli Cycling Team, che sulle divise, create da Airone Sportwear, porta molto rosa.
La prima maglia è per il capitano, Daniel Gianello. A lui il compito di dare il via alla stagione, “Pronti, si parte“, annuncia il giovane corridore vittima, nell’estate 2024, di un gravissimo infortunio in allenamento, da ciclista di razza con la determinazione di affrontare, con tutte le energie possibili, le scalate che la vita gli ha imposto.

Sfilano tutti i compagni, tre conferme, gli altri volti nuovi, “categoria fondamentale, che seguiamo con grande attenzione noi che lavoriamo con i professionisti. L’augurio, fra quattro o cinque anni, di ritrovarsi qui al Museo – sottolinea Damiani – a presentare un’altra tappa del Giro, con uno di questi ragazzi di Overall in una squadra pro”.
C’è un dono speciale per il Museo: una maglia tutta rosa, sul davanti l’altimetria della tappa. Museo che il 22 marzo vivrà un assaggio di Giro, con il via del Giro dell’Appennino donne.
Milano, molto più di un gregario
Di Overall Cycling Team pronto alla 39a stagione nel 2000 era stato presidente Ettore Milano, molto più di un gregario. “Uno stratega e un amico”, come ricorda Claudio Gregori nel suo omaggio a uno degli ‘angeli’ di Coppi nel centenario della nascita.
Milano è la persona che raccoglie le ultime parole, “Ettore dammi un po’ d’aria“, non un ordine, ma una supplica per restare attaccato alla vitta che sta sfuggendo. Gli aneddoti e i ricordi sono tanti, mentre sullo schermo scorrono le immagini raccolte da In Novitate, Milano cresciuto alla scuola della Siof, del suo futuro suocero Biagio Cavanna, poi professionista sempre con Fausto – “il mio comandante” – e direttore sportivo.
Altri frammenti nel racconto di Giampaolo Bovone e delle figlie di Milano, Silvia e Laura, di Massimo Zonca, che consegna due maglie al Museo, “una era di Ettore, è giusto che tutti le possano vedere”.
E’ questo il fascino unico del ciclismo, per dirla con Gregori, “che ha come palcoscenico il mondo”.
Nella fotogallery di Maurizio Mazzino il pomeriggio speciale al Museo dei Campionissimi
