Un varco nell’inverno, pieno di musica e bellezza: il Gala d’inverno 2025 a Novi Ligure

È martedì 23 dicembre, quando il Natale è ancora una promessa e l’inverno ha già inciso il suo sigillo freddo e piovoso sulle strade di Novi Ligure. Il bellissimo Teatro Romualdo Marenco si prepara ad aprire le sue porte come un antico scrigno. Dentro, il Gala d’inverno 2025 attende il pubblico con la solennità di un rito e l’entusiasmo di una festa, con quella vibrazione sottile che precede gli eventi capaci di lasciare un segno. La serata, dopo i saluti dell’infaticabile e sempre attivissima, pur se con la voce arrochita da un malessere, Patrizia Orsini, si apre nel segno di Mozart. Ma è davvero, nel suo complesso, un programma assai intrigante, che propone una prima parte interamente dedicata al genio salisburghese, con la splendida Sinfonia Concertante in MibM K297/b, e una seconda parte fatta di brani lirici importanti e assai amati da sempre, con le voci di Anna Kazlova, soprano, e Aldo Caputo, tenore, ad impreziosire il tutto.
Continua a leggere l'articolo dopo il banner

Eseguire la Sinfonia Concertante è, a mio avviso, come un invito a entrare nell’universo mozartiano, fatto di trasparenze, chiaroscuri, improvvise accensioni. È un Mozart intimo, ma potente, che non consola ma prepara: ogni pagina è un passo verso un centro emotivo che appare e poi si rivela, come se il compositore stesse tracciando un sentiero che conduce a una soglia. la Sinfonia Concertante K 297b, è un’opera avvolta da un’aura di mistero — per la sua genesi, per le versioni perdute, per le ricostruzioni — e proprio per questo ancora più magnetica. È una musica che sembra provenire da un luogo intermedio: non più il Mozart giovanile, non ancora quello maturo, ma un Mozart che guarda oltre, che sperimenta, che osa. La struttura concertante, affidata a quattro strumenti solisti, crea un gioco di specchi sonori: l’oboe che apre spiragli di luce, il clarinetto che risponde con una morbidezza quasi vocale, il corno che porta con sé un’eco di lontananza, il fagotto che scava nelle zone d’ombra.

È un dialogo che non è mai competizione: è una conversazione intima, un intreccio di confessioni, un quartetto dentro l’orchestra. A dare corpo e anima a questa architettura fragile e luminosa, l’Excelsior Musica Ensemble guidato dalla bacchetta di Maurizio Billi, che non dirige soltanto: scolpisce il respiro dell’orchestra, lo tende, lo accende. Attorno a lui, i quattro solisti che sembrano incarnare perfettamente lo spirito del brano: Carlo Romano all’oboe, Enrico Maria Baroni al clarinetto, Ettore Bongiovanni al corno, Francesco Giussani al fagotto. Quattro timbri, quattro anime, quattro traiettorie che si intrecciano come fili d’oro in un tessuto sonoro che vibra di grazia e di malinconia. Loro non competono: si ascoltano, non si sovrappongono: si cercano. Sono quattro voci che si riconoscono, come se avessero condiviso un segreto. Meraviglia. E poi, come un regalo inatteso, il bis: l’Ouverture delle Nozze di Figaro, eseguita con una brillantezza che strappa sorrisi e accende la sala. È Mozart che torna, ma in un’altra forma: più lieve, più scintillante, più teatrale. Un ponte perfetto verso la premiazione che seguirà.

Ed è proprio dopo questa immersione mozartiana che il teatro vive un altro momento di grande intensità, per due motivi. Perchè il Gala non è solo un concerto: è un gesto civile, un abbraccio alla comunità. La collaborazione con il reparto di Medicina Interna dell’Ospedale San Giacomo ricorda che la musica, quando è autentica, cura. Cura le ferite visibili e quelle che non si dicono. Cura il tempo, la memoria, la fragilità. E poi la cerimonia dell’Excelsior d’Oro 2025 che aggiunge un ulteriore livello di significato: un riconoscimento che non celebra solo l’eccellenza, ma la dedizione, la responsabilità, la capacità di trasformare il talento in servizio. E la consegna dell’Excelsior d’Oro 2025 è stata fatta alla Prof.ssa Maria Angela Soatto. Un premio meritatissimo, che non celebra soltanto un percorso professionale, ma un modo di abitare la cultura come servizio, responsabilità, gesto quotidiano di cura verso la comunità. Chi la conosce sa che la Prof.ssa Soatto non è una presenza occasionale: è sempre presente in prima fila a concerti e conferenze, ma il suo impegno è a tutto tondo e la sua energia inarrestabile. Quando ho tenuto presentazioni o conferenze a Novi Ligure, era sempre lì, in prima fila, con quello sguardo vigile e partecipe di chi crede davvero nel valore della conoscenza condivisa. La platea accoglie il premio con un calore che non è semplice applauso: è gratitudine.

Continua a leggere l'articolo dopo il banner
E poi via con la seconda parte del concerto, e arrivano le voci di Anna Kazlova e Aldo Caputo, che aggiungono alla serata un ulteriore livello di splendore. Si: la musica è tornata, ma non più come architettura: come confessione, come slancio, come vertigine. E allora si parte con la giovinezza che irrompe, con “Je veux vivre” di Gounod, ed una bellissima Anna Kazlova ha portato in sala un’esplosione di luce. Un brano che è una corsa verso la vita, un desiderio che non chiede permesso.

Con un cambio repentino di atmosfera, siamo arrivati alla notte tragica della Tosca pucciniana, e la voce calda e drammatica di Aldo Caputo ha interpretato davvero con valore uno dei brani più famosi della storia dell’Opera: “E lucevan le stelle”, che è diventata una ferita che parla, un ricordo che brucia. A seguire la vertigine verdiana di “Sempre libera”, dalla Traviata, dove la Kazlova ha incendiato la scena: Violetta che sfida il destino, che corre, che brilla e si consuma. Siamo passati quindi alla confessione moderna di My Way, che, nella voce di Caputo, è diventata un bilancio esistenziale, un atto di sincerità che ha toccato tutti.

Continua a leggere l'articolo dopo il banner
Poi, quasi in un viatico per superare con slancio anche questo inverno, ecco il soffio di primavera di Johann Strauss, “Voci di primavera”: Anna Kazlova ci ha offerto, con grazia infinita, un valzer che non danza soltanto, ma solleva, alleggerisce, apre il cuore. E infine il duetto conclusivo (che è stato anche bissato), dove le voci di Kazlova e Caputo si sono intrecciate come due linee che finalmente si incontrano. Ed è stato un dialogo, un abbraccio, una promessa: “White Christmas”: come una nevicata lenta, luminosa, che non raffredda ma scalda, una carezza collettiva.. Gli applausi scroscianti sono arrivati con immenso entusiasmo, come un’onda che ha attraversato la platea, il palco, le gallerie. Un’onda che diceva: siamo stati insieme, abbiamo condiviso qualcosa che non si può spiegare, solo ricordare. E che anche quest’anno questo concerto meraviglioso sia viatico per un magnifico 2026, per tutti e per ciascuno.

