Il salto di qualità della bugia ai tempi dell’algoritmo

Le bugie hanno le gambe corte, ma un’incredibile capacità di corsa generazionale.
Noi nati negli anni Settanta siamo cresciuti a forza di bugie ben confezionate, credenze popolari con la licenza poetica, e mode che oggi paiono crimini contro l’umanità, e il buon gusto. Ci dicevano che se “facevamo il bagno dopo mangiato morivamo”. Letteralmente. E così passavamo due ore a guardare il mare, col costume fradicio e il panino al salame ancora sullo stomaco, mentre le nostre madri scandivano l’ora come infermiere da campo.
Ci hanno giurato che guardare la TV troppo da vicino ci avrebbe bruciato le retine, e ora i bambini hanno schermi a tre centimetri dagli occhi.
Ci hanno fatto credere che, se “ingoiavamo la gomma da masticare, restava nello stomaco per sette anni”. Sette. Un destino più tenace del mutuo.
Siamo sopravvissuti all’aspirina sciolta nel succo d’arancia, alle auto senza seggiolini, e ai compleanni in pizzeria con le torte gelato dell’Algida che sapevano tutte di vaniglia e dubbio.
E la moda? I jeans a zampa, le magliette acriliche, i tagli a scodella. Chi ci ha vestiti? Un clown disoccupato?
Oggi, le bugie hanno fatto un upgrade digitale. Ti dicono che puoi diventare ricco facendo “drop-shipping”, che l’acqua col limone al mattino ti rigenera il fegato e che, se non ti svegli alle 5 per fare yoga e journaling sei un fallito.
Le credenze popolari sono diventate algoritmiche: “lo ha detto TikTok”, “lo ha spiegato un influencer con 3 milioni di follower e un cane con gli occhiali”. Le mode, poi, sono più fluide del ghiaccio tritato: oggi si usa il “quiet luxury”, domani il “granny-core”, dopodomani andrà di moda non seguire nessuna moda, ma sarà pur sempre una moda.
Eppure, se ci pensiamo, tutto questo, le bugie, le credenze, le mode, non sono altro che tentativi buffi e teneri di dare senso al caos. Forse non c’è niente di veramente vero, se non il fatto che ogni generazione è convinta che quella prima fosse ridicola e quella dopo, spacciata.
Forse, e dico forse, il bello della vita è che non ci sono verità assolute. Solo domande che cambiano forma, bugie che si travestono meglio, e mode che ritornano, puntualmente, a ricordarci quanto fossimo belli con i pantaloni a vita alta, anche se allora li odiavamo.
E comunque sì: la gomma da masticare esce dallo stomaco. Ma la nostalgia, quella resta.

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