Il viaggio incantato della gatta di Cleopatra, nella delicata novella di Sonia Fogagnolo

È un momento frizzante per Sonia Fogagnolo: in libreria è appena arrivato il suo nuovo romanzo, Faccia da impiegato, uscito pochissimi giorni fa, il 12 dicembre 2025 per Capponi Editore — un ritratto ironico e pungente del mondo del lavoro che promette di farci sorridere e pensare (Libraccio; Amazon). E mentre Enea Monili affronta riunioni interminabili e gerarchie capricciose, vale la pena tornare a quella storia luminosa che ha mostrato un altro volto dell’autrice: La gatta di Cleopatra, edita da PAV Edizioni nel 2025, una piccola avventura degna di una fiaba mediterranea (PAV Edizioni).
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Sonia Fogagnolo è nata ad Alessandria ed è laureata in Lettere presso l’Università di Genova, un percorso di studi che ne ha affinato la sensibilità linguistica e l’interesse per la narrazione e i contesti storici. Prima di dedicarsi alla narrativa, Fogagnolo ha lavorato a lungo nella comunicazione istituzionale e ha collaborato con riviste e quotidiani nazionali. Questa esperienza credo abbia contribuito alla precisione del suo stile e alla cura nel documentare ambientazioni e riferimenti. Credo sia stata questa fase professionale, che le ha permesso di osservare da vicino dinamiche sociali, relazioni di potere e complessità organizzative, a trattare i temi che ritroviamo nel suo nuovo romanzo, Faccia da impiegato. Ad un certo punto della sua carriera, ha pensato bene di cambiare vita, scegliendo di dedicarsi all’insegnamento. Questo passaggio, dichiarato dalla stessa autrice nella sua biografia ufficiale, ha influenzato profondamente anche la sua scrittura per ragazzi: più attenta all’ascolto, più empatica, più orientata alla crescita e alla scoperta. Parallelamente, Sonia porta avanti un’intensa attività di promozione civica e sociale, organizzando convegni, campagne di comunicazione e iniziative dedicate soprattutto ai temi dell’autodeterminazione e dei diritti delle persone malate. Questo impegno emerge anche nella sua sensibilità narrativa: nei suoi personaggi — adulti o animali parlanti che siano — c’è sempre una vena di dignità, autonomia e lotta gentile. Lei stessa dice che il suo approccio alla scrittura per ragazzi, richiede umiltà, ascolto, onestà, immaginazione, e un profondo rispetto per i giovani lettori, capaci più degli adulti di riconoscere le parole autentiche. Un ottimo manifesto programmatico, direi.

La gatta di Cleopatra è un piccolo gioiello della narrativa per ragazzi, capace di unire storia antica, avventura e sensibilità felina in un racconto che conquista lettori giovani e adulti. La protagonista è Myt, la gatta prediletta della regina Cleopatra. Inseguendo con troppa audacia un topo, Myt finisce intrappolata in un’anfora caricata su un carro diretto ad Aquae Statiellae — l’odierna Acqui Terme — e da lì comincia un viaggio fatto di pericoli gentili, incontri inattesi e un lento allenamento al coraggio. È una novella avventurosa ma mai drammatica, che porta il lettore — bambino o adulto — in una Roma antica viva, pulsante, curiosa. A mio avviso, l’autrice ha giocato, con equilibrio, tra fantasia e riferimenti storici accurati al periodo del soggiorno romano di Cleopatra. Ma l’avventura di Myt raggiunge anche il Piemonte. E Myt, mentre il carro rotola lontano dalla capitale, rotola dentro un mondo che non immaginava: colonie di gatti solidali, piccole comunità dove ogni problema diventa collettivo, lezioni di sopravvivenza, amicizia e fiducia. L’ambientazione gioca con un passato storico reale (Cleopatra soggiornò a Roma nel 46 a.C., amante di Giulio Casare) e con l’immaginazione letteraria, intrecciando storia e leggenda in modo lieve, ma intrigante: proprio il mix che rende il racconto adatto ai ragazzi e delizioso anche per gli adulti. La gatta di Cleopatra insegna molto, ma senza sembrare una lezione. Parla di amicizia, fiducia e appartenenza: la colonia dei gatti di Aquae Statiellae (Acqui Terme) mostra a Myt che i problemi di uno, solo apparentemente solo e isolato, diventano i problemi di tutti, e che la forza, quindi, si costruisce insieme. È dunque un racconto che, benché sia consigliato “a partire dai 10 anni”, è però attraversato da una profondità che rende la lettura piacevole anche per chi ha ben più di nove anni.

A rendere ancora più magico il racconto ci sono le illustrazioni di Elena Martinelli, giovane artista alessandrina apprezzata anche dalla stampa locale per la qualità delle sue tavole. Le sue immagini, brillanti e frizzanti, trasformano la lettura in un percorso visivo capace di incantare i più piccoli, ma non solo. Le illustrazioni di Martinelli sembrano nate per sussurrare sommessamente ma con forza, una storia dentro la storia. Le linee sono morbide ma mai infantili, i colori delicati senza essere pallidi, le espressioni dei gatti capaci di trasmettere emozioni quasi umane — paura, stupore, orgoglio, delicatezza. È una caratteristica rara: non tutti gli illustratori riescono a rendere un animale protagonista senza cadere nell’eccesso di caricatura o, al contrario, in un realismo troppo freddo. Martinelli invece si muove su un equilibrio perfetto, quello che permette a un bambino di innamorarsi subito di Myt e a un adulto di riconoscere in quella gatta una vera piccola eroina. La sua cifra stilistica sembra costruita per dialogare con il racconto: richiama la luce calda dell’Egitto, ma accenna anche ai colori terrosi e naturali dell’antica area piemontese di Aquae Statiellae, inoltre cesella piccoli dettagli che evocano mosaici romani, anfore, architetture. Non copia neppure lontanamente il passato: lo evoca. E questa è la sua forza. La scelta di Sonia Fogagnolo di affidarsi a una giovane illustratrice del territorio alessandrino mi è parsa vincente: il libro è profondamente legato ad Acqui Terme e ai suoi dintorni, luoghi che Elena Martinelli dimostra di conoscere nella sensibilità più che nella mera documentazione. Ne risulta un lavoro unitario, dove testo e immagini si sostengono e si amplificano. Tanto che, sfogliando il volume, si ha la sensazione che Myt esca dalle pagine con la leggerezza di una fiaba antica, ma raccontata con occhi moderni.

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E così, tra anfore misteriose, gatte coraggiose e parole che sanno accendere la meraviglia, La gatta di Cleopatra ci accompagna dolcemente verso questo tempo dell’anno in cui le storie sembrano brillare un po’ di più. In fondo, anche Myt, nella sua lunga avventura tra Roma e Aquae Statiellae, ci ricorda qualcosa di profondamente natalizio: che la strada di casa è fatta di incontri, che il coraggio nasce spesso da una carezza inattesa e che perfino nelle notti più fredde può comparire una piccola luce capace di guidarci. Ed è bello pensare che, come nei racconti di un tempo, ogni lettore — bambino o adulto — possa portare con sé un frammento di questa magia: una scintilla di fiducia, un invito alla gentilezza, un coraggio piccolo ma prezioso. Perché, dopotutto, le storie più belle sono come i regali migliori: arrivano leggere, sorprendono il cuore e continuano a scaldarlo a lungo, anche dopo che l’albero è stato riposto e le feste sono passate.
È un libro che si legge con gli occhi e con il cuore. E pazienza se ogni tanto ci si trova a fare le fusa.
