Puccini, tra Casale e il Monferrato, nel libro “Diedi il canto agli astri” di Mattia Rossi

Stefano Ronchetti Monteviti...chi era costui? Stefano Ronchetti Monteviti era originario di Asti, dove nacque nel 1814, e morì a Casale Monferrato nel 1882. Fu insegnate e mentore di Puccini. Ma nel 1857 Monteviti, stimato maestro di contrappunto e futuro direttore del Conservatorio di Milano, decise di tentare la grande avventura: portare un’opera tutta sua sul palcoscenico più prestigioso d’Italia, la Scala. Il titolo era Pergolese, libretto di Temistocle Solera (già collaboratore di Verdi, quindi garanzia di successo, almeno sulla carta). La sera della prima, 16 marzo, il teatro era gremito. Il pubblico scaligero, notoriamente severo, si preparava a giudicare. E giudicò: male. L’opera fu accolta con freddezza, poi con aperta ostilità. La musica, troppo accademica e rigida, non riusciva a trascinare; il libretto, giudicato debole, non aiutava. Risultato: un fiasco clamoroso. L’opera ebbe una sola e unica rappresentazione, e scomparve per sempre nell’oblio. Il povero Monteviti, che aveva immaginato di conquistare la gloria operistica, uscì dalla Scala con le ossa rotte. Non scrisse più opere per il teatro: preferì dedicarsi all’insegnamento e alla musica sacra, dove la sua serietà e il suo rigore erano più apprezzati. E qui sta il paradosso buffo: chi non riuscì a “dare il canto agli astri” con la propria opera, finì per favorire chi lo avrebbe fatto davvero. Perché fu proprio Monteviti, anni dopo, ad ammettere al Conservatorio di Milano un giovane lucchese di nome Giacomo Puccini. Così la storia del Pergolese diventa quasi una barzelletta della storia musicale: il maestro che fallisce alla Scala, ma che spalanca le porte al genio destinato a trionfare proprio su quei palcoscenici. Monteviti non conquistò gli astri, ma li regalò a Puccini. E se pensiamo al titolo del libro di Mattia Rossi, Diedi il canto agli astri, la beffa è ancora più gustosa: Monteviti non lo diede, ma lo consegnò indirettamente al suo allievo, che con Tosca, La Bohème e Madama Butterfly avrebbe fatto cantare il cielo intero.
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Questa e molte altre cose ci ha narrato Mattia Rossi, presentando, qualche tempo fa, alla Galleria d’arte “Aperture sull’Arte“, di Casale Monferrato, il suo libro dedicato a Puccini e al suo rapporto con Casale e il Monferrato. Ora l’ho letto e ve ne vorrei parlare un poco. Mattia Rossi (1970) è un critico musicale e musicista, è una delle voci più autorevoli della divulgazione musicale italiana. Laureato in musicologia, ha collaborato con quotidiani e riviste specializzate, tra cui Il Giornale e Avvenire, e ha firmato saggi e monografie dedicati ai grandi protagonisti della musica sacra e operistica. Tra i suoi lavori più noti ricordiamo: La musica sacra tra Ottocento e Novecento (2008), La musica come teologia (2012), Puccini e il sacro (2018). Quest’ultimo Diedi il canto agli astri (Remedios, 2024), lega Giacomo Puccini al Monferrato, esplorando rapporti storici e culturali poco noti. Rossi, oltre che essere uno studioso molto simpatico, unisce rigore accademico e passione divulgativa, con uno stile che rende accessibile anche i temi più specialistici. Il titolo del libro nasce da un verso di Tosca: “Diedi il canto agli astri, al ciel, che ne ridean più belli”. È già un manifesto: il canto che si innalza oltre la scena, oltre la storia, fino a diventare destino. Rossi indaga i rapporti tra Puccini e Casale Monferrato, attraverso figure, appunto, come Stefano Ronchetti Monteviti, maestro e direttore del conservatorio di Milano, che aprì al giovane Puccini le porte della carriera. Il volume è un mosaico di documenti e aneddoti, ma soprattutto un racconto che vibra di radici: il Piemonte, Milano, Torino, Acqui Terme diventano stazioni di un pellegrinaggio musicale.

Ma come è composto il libro? In realtà è strutturato in forma abbastanza rapsodica, e probabilmente proprio per questo interessante e intrigante. Si parla di Casale Monferrato e la sua rete culturale: un crocevia di musicisti, soprani e direttori d’orchestra. E qui si intrecciano storie di teatri, salotti e amicizie che hanno inciso sulla formazione di Puccini. Naturalmente si parla del suo maestro monferrino: Stefano Ronchetti Monteviti, appunto. che ammise Puccini agli studi, anche se non ne aveva più l’età anagrafica. Monteviti diventa quindi ponte tra Casale e la carriera del giovane musicista. Poi Rossi ci parla di Trino, Torino e Acqui Terme Sono capitoli che raccontano gli incontri e le tappe piemontesi: concerti, relazioni artistiche e momenti che hanno legato Puccini a queste città. Rossi ricostruisce un tessuto di rapporti che va oltre la biografia canonica, come le sue amicizie artistiche e poetiche: Morbelli, Bistolfi, Giacosa e Camerana. E poi c’è Milano, certo: capitale musicale, che è il luogo dove Puccini si forma e cresce, ma Rossi insiste sul ruolo dei legami monferrini che lo accompagnano in questa città. Qui si intrecciano figure di soprani e direttori che portano la voce del Monferrato nella metropoli. Ogni capitolo, tuttavia, non è solo cronaca, ma racconto corale: Rossi alterna documenti e aneddoti con un tono narrativo che rende la lettura godibile e intensa. Il libro è pensato per chi ama Puccini, ma anche per chi vuole scoprire come un territorio come il Monferrato possa diventare parte della biografia di un grande artista. Perchè Puccini non è solo un compositore, ma un uomo che ha trasformato il dolore e la bellezza in canto universale. E, grazie a questo libro, il Monferrato diventa parte di questa storia: un territorio che vibra insieme alla musica.

Termino con una mia piccola considerazione personale: leggere questo libro significa per me tornare a Tosca, opera che amo infinitamente e che, più di ogni altra, nella straordinaria produzione pucciniana, incarna il dramma e la bellezza del teatro musicale. Roma notturna, la tensione tra amore e morte, il canto che si innalza agli astri: tutto in Tosca è pathos puro, è poesia che si fa sangue e luce. E quando Mattia Rossi sceglie quel verso come titolo, e quando parla della musica di Puccini, io vi riconosco la mia stessa passione: il canto che nasce dalla terra e si innalza al cielo, così come il cuore del Monferrato diventa dono di bellezza.
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