La risata che abbatte i muri: “Vivere felicemente la disabilità” di Laura Ribaldone

Ho fra le mani, e appena terminato, un libro che mi ha insegnato molte cose. Mi capita, sempre, di imparare continuamente dalle nuove conoscenze e dai libri, magari dalle nuove conoscenze che hanno scritto libri che insegnano e che si amano. Di recente mi è successo con Elisa Bussolo e il suo libro su un’economia umanistica, Il denaro al servizio della felicità, e con La ragazza della 9 di Luana Ceruti. Ora ecco qui un libro davvero memorabile, per la sua forza empatica e positiva. Eh si, perchè ci sono libri che non si limitano a raccontare una vita, ma che aprono varchi di senso. Vivere felicemente la disabilità di Laura “Lalla” Ribaldone (Poliedricamente Edizioni, 2025), è uno di questi: un’opera che nasce dal silenzio e dalla fragilità, ma che si trasforma in canto di resilienza. La sua voce, segnata dalla sordità, diventa luce attraverso la risata, gesto semplice e universale che scioglie barriere e restituisce al cuore la leggerezza. Non è un manuale, non è una cronaca: è un invito a guardare la disabilità non come limite, ma come soglia di libertà. In queste pagine la felicità non appare come un miraggio, ma come un atto quotidiano, fragile e potente, che nasce dal coraggio di ridere insieme.

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“Vivere felicemente la disabilità”, di Laura Ribaldone è perciò un libro che  ci conduce in un viaggio che è insieme confessione e rivelazione. La sua voce, segnata dalla sordità ma amplificata dalla risata, diventa un canto di resilienza. Non c’è compiacimento né retorica: c’è la forza di chi ha trasformato l’esclusione in comunità, il silenzio in linguaggio, la fragilità in gioia. Questo libro non è solo una biografia, ma un invito a ripensare la disabilità come spazio di libertà e di possibilità. La risata, che attraversa le pagine come un filo rosso, diventa il gesto più radicale di inclusione: un atto che unisce, che scioglie, che illumina. Già, la risata. Proprio così: Lalla Ribaldone ha trovato nello Yoga della Risata non soltanto una disciplina, ma una vera e propria rinascita. Nata sorda e segnata da esperienze di esclusione, ha trasformato il silenzio in linguaggio e la fragilità in forza grazie a questa pratica che unisce respiro e gioia. Oggi di quella disciplina è Ambassador e Teacher, impegnata a diffondere la risata come strumento di inclusione sociale e di resilienza. La sua esperienza personale diventa testimonianza universale: la risata, tenera e contagiosa, non è evasione ma atto di resistenza, capace di sciogliere tensioni e di costruire comunità. In un mondo che spesso guarda alla disabilità come limite, Ribaldone ribalta la prospettiva: la risata diventa ponte, cura, linguaggio che non conosce barriere. È in questo gesto semplice e radicale che si condensa il senso del suo libro: vivere la disabilità non come condanna, ma come possibilità di felicità condivisa.

Ma che cos’è lo Yoga della risata? Io, nella mia ignoranza, non ne sapevo nulla. Ma ora so: lo Yoga della Risata è come un abbraccio che nasce dal respiro: tenero, semplice, ma capace di aprire varchi profondi nell’anima. Immaginate un gruppo di persone che si ritrova, senza bisogno di parole, e lascia che il corpo si scuota in un riso che all’inizio è gioco, quasi artificio, ma che presto diventa autentico. È un riso che non deride, non giudica, non esclude: è un riso che accoglie. In quel momento accade qualcosa di straordinario: la risata diventa cura, diventa ponte. Scioglie tensioni, dissolve solitudini, restituisce al cuore la leggerezza che la vita spesso sottrae. È tenera perché nasce da un gesto infantile, primordiale; è potente perché porta con sé la forza di un rituale collettivo. Ogni risata è un piccolo atto di resistenza contro la gravità del dolore. È pathos che si trasforma in energia vitale, è la dimostrazione che anche nella fragilità possiamo trovare un canto di gioia. Lo Yoga della Risata, così come lo racconta Laura Ribaldone, non è solo tecnica: è poesia incarnata, è la possibilità di vivere la disabilità — o qualsiasi difficoltà — come spazio di libertà. Perché ridere insieme significa dire al mondo: “Io ci sono, e la mia voce, anche se silenziosa, vibra di felicità.”

E poi ho imparato, tra l’altro, il modello PERMA, che  è una teoria del benessere elaborata da Martin Seligman, padre della psicologia positiva, che individua cinque pilastri fondamentali per una vita piena e soddisfacente: emozioni positive, coinvolgimento, relazioni, significato e realizzazione. Così, se in Vivere felicemente la disabilità, la risata è ben più di un gesto: grazie all’adesione al modello PERMA, diventa un atto fondativo di benessere, un vero e proprio rito collettivo che scioglie tensioni e restituisce al cuore la leggerezza. Tenero come un gioco infantile, ma potente come un canto corale, questo metodo incarna, appunto,  i cinque pilastri del modello PERMA. Emozioni positive (P): la risata come scintilla di gioia e gratitudine, capace di trasformare il dolore in energia vitale. Coinvolgimento (E): l’esperienza del “flow” che nasce quando ci si lascia assorbire dal ritmo del respiro e del riso. Relazioni (R): la comunità che si crea intorno alla pratica, dove la diversità diventa ricchezza e la solitudine si dissolve. Significato (M): la risata come linguaggio universale, ponte che unisce e dà senso all’esperienza della disabilità. Realizzazione (A): la testimonianza di Lalla, che ha trasformato la propria fragilità in un percorso di crescita e di conquista. Così, il libro non si limita a raccontare una biografia: diventa manifesto di inclusione e resilienza, dove la felicità non è negazione della difficoltà, ma costruzione quotidiana di senso. La risata, che attraversa le pagine come un filo rosso, è il gesto più radicale di libertà: un atto che illumina, che unisce, che rende la vita pienamente degna di essere vissuta.

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Alla fine del percorso della lettura di questo libro, rimane la leggerezza di un sorriso condiviso. Laura Ribaldone mostra che la felicità non è un dono remoto, ma un atto quotidiano che nasce dal coraggio di ridere insieme. La disabilità, nelle sue pagine, si trasforma in canto: non più barriera, ma soglia che apre a un mondo di senso. La risata, tenera e contagiosa, diventa filo che unisce, voce che illumina il silenzio, promessa che ogni vita, anche la più segnata, può fiorire di gioia. Così il libro non si chiude davvero: rimane come eco nel cuore del lettore, invito a vivere la propria fragilità trasformandola in libertà.