In un tempo di assedi e di ombre, Adriano Francia, con il romanzo “La luce fra le mani” accende il fuoco della memoria, trasformando il Monferrato seicentesco in un teatro di colpa e redenzione.

Il narratore. Ci sono romanzi che nascono da un territorio e lo restituiscono come teatro di memoria e di mistero. La luce tra le mani di Adriano Francia appartiene a questa categoria: un’opera che intreccia storia e invenzione, cronaca e suspense, trasformando il Monferrato del Seicento in un palcoscenico drammatico. Adriano Francia nasce a Nizza Monferrato, nel cuore del Piemonte, terra di colline e di memorie che da sempre custodisce storie di assedi, conventi e battaglie. Manager di professione, ha scelto la scrittura come spazio di libertà e di indagine, trasformando la sua passione per la storia locale in romanzo. Non è uno storico accademico, ma un narratore che si muove tra documenti e immaginazione, tra cronaca e invenzione, con la volontà di restituire al lettore il respiro drammatico di un’epoca. La sua voce letteraria si colloca in una linea di autori che cercano di dare nuova vita al patrimonio culturale piemontese: non come semplice sfondo geografico, ma come personaggio vivo, capace di incarnare tensioni universali. Nel 2021 pubblica il libro che vi presento qui:  La luce tra le mani, il suo esordio narrativo. Si tratta di un romanzo che intreccia la guerra di successione del Monferrato con la vicenda di un ladro solitario, sospeso tra colpa e redenzione. Due anni dopo, nel 2023, conferma la sua cifra stilistica con Il corvo dall’occhio di vetro, opera dalle atmosfere cupe e visionarie, di cui vi parlerò in altra sede. Francia scrive con un linguaggio che unisce rigore e pathos, precisione storica e suggestione espressionista. Nei suoi libri il tempo non è mai solo cronologia: è un enigma, un sipario che cala lentamente, lasciando intravedere la fragilità dell’uomo e la forza oscura della storia.

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Un ladro, un convento, una città assediata.
Il protagonista è Ariele, figura ambigua e inquieta: ladro solitario che si finge frate per introdursi nei conventi e compiere furti. La sua vicenda si svolge sullo sfondo della guerra di successione del Monferrato, quando le truppe dei Gonzaga e dei Savoia trasformano le città in luoghi di assedio e paura. Francia costruisce un personaggio che non è mai del tutto colpevole né innocente: un uomo che porta tra le mani la luce e l’ombra, la possibilità di redenzione e la condanna. Con atmosfere cupe e visionarie, il romanzo non si limita alla ricostruzione storica. Ogni pagina è attraversata da un senso di sospensione, come se la realtà fosse un sipario che nasconde un enigma. I conventi diventano luoghi di claustrofobia e mistero, le strade delle città assediate si riempiono di silenzi e presagi. La scrittura di Francia mescola il rigore della ricerca storica con la tensione narrativa del thriller, creando un ritmo che ricorda il cinema espressionista: ombre lunghe, personaggi in bilico, atmosfere che vibrano di inquietudine.

Il titolo stesso, La luce tra le mani, è una metafora potente che attraversa l’intero romanzo. Perchè la luce è speranza, ma anche illusione; è il bene che sfugge, la verità che non si lascia afferrare. Ariele porta la luce tra le mani come un ladro che non sa se custodirla o dissiparla. È il simbolo di un tempo in cui la fede, la guerra e la sopravvivenza si intrecciano in un nodo insolubile. Si tratta dunque di un romanzo che restituisce il Monferrato come mito. Perchè l’autore, manager e scrittore, ha scelto di raccontare il suo territorio con un taglio drammatico e visionario. Il Monferrato non è solo sfondo geografico, ma diventa personaggio: colline, conventi e città assediate si trasformano in scenografie di un teatro della memoria. È un romanzo che restituisce al lettore la sensazione di vivere in un tempo sospeso, dove la storia si fa mito e il mito si fa enigma. Francia scrive con un linguaggio che vibra di tensione. Le città assediate non sono solo cronaca, ma scenografie di un dramma espressionista: torri che si stagliano come attori muti, conventi che diventano luoghi di claustrofobia e mistero, strade che odorano di silenzio e di paura. La sua prosa è visionaria, sospesa, capace di trasformare la storia in mito e il mito in enigma. Così La luce tra le mani diventa più di un romanzo: è un thriller esistenziale, dove la fede e la violenza, la memoria e il mistero si intrecciano in un nodo insolubile. È il Monferrato che parla, non come sfondo geografico, ma come personaggio vivo, custode di segreti e di ombre.

Il ladro Ariele svanisce tra le mura assediate, e con lui la luce che non si lascia possedere. Resta il Monferrato, teatro di ombre e di memorie, dove la storia non si chiude mai ma continua a vibrare come un enigma sospeso. La luce si spegne tra le mani, ma l’ombra del Monferrato resta eterna.