“Art for Freedom” a Vignale Monferrato: quando l’arte diventa voce per i diritti umani – parte seconda: una “promenade” fra opere e artisti.

La scorsa settimana ho pubblicato un articolo con lo stesso titolo, ma era una prima parte, dedicata all’inaugurazione di questa splendida mostra (https://www.alessandria24.com/2025/12/05/art-for-freedom-a-vignale-monferrato-quando-larte-diventa-voce-per-i-diritti-umani-parte-prima-si-inaugura-la-collettiva/), dove narravo dell’importanza di questa mostra, sia dal punto di vista dei diritti umani, sia dal punto di vista dell’alta qualità delle opere presentate. Perchè a Vignale, grazie a Zonta, ogni artista ha trovato il luogo ideale per dare forma alla propria visione, trasformando la bellezza in impegno. Sedici voci, un’unica battaglia. I nomi degli artisti sono tanti, ma il messaggio è uno solo: Le loro opere parlano di diritti negati, di libertà da riconquistare, di dignità da difendere. Tutto è iniziato anni fa, grazie a Esmeralda Masseroni, con una mostra itinerante in provincia di Asti. Oggi, grazie appunto a Zonta Club Alessandria, con la sua vulcanica Presidente, Nadia Biancato, Provincia di Alessandria e me.dea – contro la violenza sulle donne, il progetto approda in provincia di Alessandria, portando con sé un messaggio che non conosce confini. E la mostra è una straordinaria fantasmagoria di forme e colori, dove bellezza, arte e impegno si abbracciano e si innervano in un’unica spirale virtuosa.
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Ed è stato per me stupendo poter girare fra le stanze e i corridoi del meraviglioso Palazzo Callori, conversando con gli artisti, fotografare le opere, interagire con gioia con loro e con Nadia, vero motore trascinante di tutti noi. In questo secondo articolo in merito, vorrei farvi passeggiare con me in cotante grande bellezza, che mi ha veramente donato ammirazione e gioia. Una breve introduzione su alcuni degli artisti, sarà quindi seguita da un’immagine di una delle loro opere. Purtroppo, per via della limitata lunghezza di un articolo di giornale, la mia disamina non potrà essere del tutto esaustiva, e me ne dispiaccio. Premetto infine che io nelle mostre d’arte amo passeggiare a caso, andare e tornare, e poi ancora ritornare sui miei passi. Per cui in queste parole e immagini troverete poca accademia e molto istinto: l’istinto di chi ama l’arte da sempre e per sempre ne sarà innamorato.

Appena arrivato, sono entrato nella sala che ospita le opere di Flavia Nasrin Testa, che mi ha colpito moltissimo. Lei porta con sé una storia che sembra già un’opera d’arte. Nata a Teheran negli anni Settanta e adottata da una famiglia italiana, la sua vita è segnata da radici spezzate e ricucite, da identità che si intrecciano e si trasformano. Cresciuta tra culture diverse, ha fatto della sua biografia un terreno fertile per la creazione artistica: ogni tela, ogni segno, ogni performance è un frammento di memoria che diventa universale. Il suo lavoro è viscerale, diretto, quasi carnale. Nei suoi quadri si avverte il peso delle storie non dette, delle migrazioni, delle lotte interiori e sociali. Le opere esposte vanno da una installazione con sedie rosse a dipinti pieni di dolore e di angoscia.

Giorgio Grosso, scultore, porta nella mostra la forza della materia scolpita. La sua ricerca nasce dal dialogo con il legno e il metallo, materiali che plasma con energia e sensibilità, trasformandoli in forme essenziali e potenti. Le sue sculture non sono mai semplici oggetti: diventano presenze, corpi che abitano lo spazio e che raccontano la tensione tra fragilità e resistenza. Il suo linguaggio è diretto, quasi primordiale. Ogni superficie porta i segni del lavoro manuale, come cicatrici che diventano bellezza.

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Fabio Gagliardi è un artista che vive l’arte come un atto di amore verso la sua terra e la sua comunità. Alessandrino di nascita, ha saputo trasformare la città e i suoi simboli in segni pittorici immediati e coinvolgenti. I suoi quadri spesso richiamano il cuore – icona che diventa emblema di passione e appartenenza – e la città stessa, ritratta con colori vivi e linee essenziali. Guardando le sue tele, si percepisce la volontà di comunicare in modo diretto, senza filtri: Fabio Gagliardi non costruisce barriere tra sé e lo spettatore, ma offre immagini che sono ponti, inviti a condividere emozioni. La sua arte è popolare nel senso più alto del termine: nasce dal cuore e torna al cuore di chi osserva.

Paolo Viola è un uomo che ha sempre vissuto tra due mondi: quello della scienza e quello dell’arte. Nato a Napoli, si trasferisce ad Asti nel 1987 per esercitare la professione di medico, specializzandosi in Igiene e Medicina preventiva. Ma dietro il camice bianco c’è sempre stato il pennello: la pittura lo accompagna fin da giovane, come un linguaggio parallelo capace di dare forma a emozioni e visioni che la medicina non può curare. Allievo del maestro Nicola Tota, Viola ha sviluppato uno stile lirico e intenso, dove il colore diventa protagonista assoluto. Nei suoi quadri si avverte la tensione tra rigore e libertà: da un lato la precisione dello sguardo clinico, dall’altro la necessità di lasciarsi andare al gesto pittorico.

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Cristina Nattino è un’artista astigiana che ha scelto di raccontare la libertà attraverso la forza del segno e la delicatezza del colore. La sua pittura nasce da un bisogno interiore di esprimere emozioni e riflessioni, trasformandole in immagini che parlano direttamente allo spettatore. Il suo linguaggio è essenziale, quasi minimalista, ma proprio per questo incisivo: ogni linea, ogni sfumatura diventa un gesto consapevole, un atto di affermazione. Nei suoi quadri si percepisce la volontà di dare voce a chi non ce l’ha, di trasformare la tela in un manifesto silenzioso che richiama la dignità e l’emancipazione femminile.

Piergiorgio Panelli, che mi pregio anche di chiamare amico, nasce a Casale Monferrato nel 1961 e da sempre vive immerso nell’arte. Pittore e critico, la sua formazione si intreccia con figure di grande rilievo: Marco Rosci e Piergiorgio Dragone lo guidano negli studi, mentre l’incontro con Bruno Munari e la collaborazione con Enrico Colombotto Rosso gli aprono nuove prospettive creative. La sua pittura si muove tra espressionismo e astrazione, con un linguaggio che privilegia la forza del gesto e la vibrazione del colore. Nei suoi quadri la natura diventa protagonista: non come semplice paesaggio, ma come energia vitale, come materia che si trasforma e si rinnova. Panelli dipinge la natura per raccontare la libertà, la sua capacità di resistere e di rigenerarsi.

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Viviana Gonella è un’artista astigiana che ha fatto della pittura un linguaggio intimo e al tempo stesso universale. Nei suoi quadri la figura femminile e la natura si intrecciano, diventando specchi di emozioni e riflessioni profonde. La sua ricerca nasce dal bisogno di raccontare l’essere umano nella sua fragilità e nella sua forza, con uno sguardo che sa cogliere la bellezza nascosta nei dettagli. La sua pittura è caratterizzata da tonalità morbide e da un segno che sembra voler accarezzare la tela. Nei ritratti, Viviana restituisce volti che non sono mai semplici immagini, ma presenze vive, capaci di dialogare con chi osserva.

Massimo Rizzieri Paganini è un artista che lavora con la pittura come strumento di indagine psicologica ed esistenziale. La sua produzione si distingue per cicli tematici che affrontano il corpo, i sogni e i ricordi, fino a giungere a una dimensione più intima e profonda, come i sui ritratti piccoli ed incredibilmente espressivi che ha portato a Vignale. l suo stile è diretto, spesso crudo, ma sempre autentico. Non cerca di abbellire la realtà: la sua pittura è un atto di verità, un modo per portare alla luce ciò che normalmente resta nascosto. In questo senso, le sue opere diventano specchi delle fragilità umane, capaci di toccare corde profonde nello spettatore.

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Ludovica Ferraris rappresenta la voce più giovane e fresca tra gli artisti della mostra. Cresciuta ad Asti, figlia di Marisa Garramone – pittrice e curatrice di Art for Freedom – ha respirato arte fin dall’infanzia, trasformando il gioco con i colori e i materiali in un linguaggio personale. Il suo segno è spontaneo, diretto, privo di artifici. Nei quadri si avverte la freschezza di chi guarda il mondo con occhi nuovi, ma anche la consapevolezza di un percorso che vuole affermare la dignità e la libertà attraverso l’arte. La sua giovane età non è un limite, ma una forza.

Nicola Colucciello è un pittore che ha scelto di raccontare la libertà attraverso un linguaggio visivo diretto e potente. La sua ricerca artistica si concentra sulla figura umana, spesso rappresentata in atteggiamenti sospesi, come se fosse colta in un momento di riflessione o di resistenza. La sua pittura è caratterizzata da un segno deciso e da colori intensi, che non cercano di addolcire la realtà ma di mostrarla nella sua forza e nella sua fragilità. Nei suoi quadri si avverte la tensione tra il bisogno di esprimere e la difficoltà di comunicare: un conflitto che diventa esso stesso tema artistico. Nella mostra, guardando la sua tela, si percepisce un invito a riconoscere la forza che nasce dalla vulnerabilità.

Rossana Turri è un’artista astigiana che ha scelto la pittura come linguaggio per raccontare emozioni e stati interiori. La sua ricerca si muove tra figurazione e astrazione, con un segno che sa essere delicato e incisivo al tempo stesso. Nei suoi quadri la figura femminile è spesso protagonista, non come semplice soggetto estetico, ma come simbolo di forza, fragilità e libertà. La sua sensibilità emerge nella scelta dei colori, che oscillano tra tonalità calde e atmosfere più rarefatte. Ogni tela diventa un luogo di meditazione, uno spazio dove lo spettatore può riconoscere frammenti di sé. Rossana lavora con la materia pittorica come se fosse voce e respiro, trasformando la superficie in un diario intimo e universale. A Vignale una sua opera singolare e molto intrigante, che potete vedere sotto fotografata.

Concludo questa passeggiata fra le opere con l’unica non vivente, ma straordinaria: Amelia Platone. Che appartiene a quella generazione di artisti che hanno fatto dell’arte una missione di vita. Nata ad Asti nel 1927, figlia di Felice Platone – primo sindaco della città nel dopoguerra – cresce in un ambiente dove cultura e impegno civile si intrecciano. La sua formazione avviene sotto la guida di Felice Casorati, maestro del Novecento, che le trasmette il rigore della composizione e la forza della visione. Pittrice, incisore e scultrice, Amelia attraversa decenni di storia artistica italiana partecipando a oltre seicento collettive. La sua opera è segnata da una costante tensione tra figurazione e astrazione, tra il desiderio di raccontare il reale e la spinta a trasfigurarlo. Nei suoi quadri si percepisce la solidità di una ricerca che non si è mai fermata, la volontà di dare forma a un linguaggio personale e riconoscibile. Nella mostra, dove ho avuto il piacere di conoscere le splendide figlie, ho trovato nelle sue opere tutta la grande bellezza del ‘900 storico in pittura, la potenza di una visione modernissima e travolgente.


