“Il Protocollo Naacal” di Adelio Debenedetti: un potente thriller esoterico tra storia e potere

Al termine della presentazione, a Casal Cermelli, una decina di giorno fa, del libro antologico “Libere” Nadia Biancato mi invita a partecipare alla presentazione di quello che definisce un libro particolare e straordinario, Il Protocollo Naacal. Codice 211 , di Adelio Debenedetti. Nadia è una persona, che ammiro moltissimo, anche per il suo fortissimo impegno civile, ma non solo. Ha fatto della comunicazione la sua arte e della comunità il suo terreno di lavoro. Giornalista e professionista degli uffici stampa, ha fondato “S.H.E. Nadia Biancato Comunica”, un laboratorio di relazioni pubbliche che porta la sua firma e il suo stile: diretto, chiaro, capace di dare voce a imprese, associazioni e istituzioni. Ma la sua attività non si ferma al mestiere. Nadia è una donna che ha scelto di intrecciare la comunicazione con l’impegno sociale. Nel 2000 ha contribuito a fondare lo Zonta Club Alessandria, diventandone presidente e poi figura di riferimento a livello internazionale.

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Da lì ha portato avanti battaglie per la valorizzazione delle donne. La sua energia l’ha spinta anche a creare Confagricoltura Donna, un’associazione nata nel 2003 che ha dato voce alle imprenditrici agricole, trasformando un’iniziativa locale in una realtà nazionale. Parallelamente, ha guidato l’AIDO di Alessandria, sensibilizzando la comunità sul tema della donazione di organi, e ha presieduto la Consulta Comunale Pari Opportunità, portando avanti progetti di inclusione e parità. Nadia Biancato è dunque molto più di una comunicatrice: è una tessitrice di reti, una donna che ha scelto di usare le parole non solo per raccontare, ma per costruire. Ogni incarico, ogni associazione, ogni progetto porta il segno della sua visione: dare voce a chi non ce l’ha, rendere visibile ciò che rischia di restare invisibile, trasformare la comunicazione in un atto di responsabilità civile. E, insomma, se mi dice che un libro è assai interessante, le credo e vado alla presentazione, eccome.

Con lei, alla scrivania del Salone della Croce Verde di Alessandria (dove peraltro non ero mai stato), il romanziere Adelio Debenedetti, del quale Nadia ha tratteggiato con maestria e la giusta affabulazione, un breve ma ben fatto ritratto Ma chi è Adelio Debenedetti? Adelio Debenedetti vive tra i numeri e i sentieri. Di giorno è un dottore commercialista, abituato al rigore delle cifre e delle regole; ma appena può si trasforma in guida escursionistica, camminando tra boschi e colline del Monferrato. È da questa doppia radice che nasce la sua scrittura: precisa come un bilancio, ma visionaria come un sentiero che si perde nella nebbia. Con Il Protocollo Naacal – Codice 211 Debenedetti porta il lettore dentro un archivio segreto, un labirinto di operazioni negate e progetti cancellati. Non scrive per tutti, lo dice apertamente: i suoi romanzi non cercano evasione, ma analisi. Ogni pagina è un varco verso un mistero più grande, ogni dettaglio un indizio che rimanda a un documento nascosto. Il suo stile è quello di chi ha imparato a guardare oltre la superficie. L’economia gli ha insegnato la disciplina del calcolo, la natura la pazienza dell’osservazione, e la narrativa diventa per lui il luogo dove queste due anime si incontrano. Nei suoi libri il potere non è mai solo politico o militare: è soprattutto percettivo, capace di plasmare la mente. Debenedetti costruisce così un universo narrativo che chiama “Archivio 211”: un osservatorio di segreti e di storie che si intrecciano tra passato e presente. Dall’Ahnenerbe nazista ai tunnel del progetto Riese, dagli esperimenti della CIA fino alle tensioni contemporanee, tutto confluisce in un’unica trama che mostra come la vera battaglia si giochi sulla percezione umana.

E la vicenda che ci viene narrata nel volumone sulla scrivania? C’è Grey. Ma Grey non voleva tornare. Dopo anni di silenzio operativo, l’agente americano pensava di aver chiuso con il mondo delle missioni segrete. Ma il richiamo del Protocollo Naacal era troppo forte: un codice antico, custodito in archivi che nessuno doveva vedere, capace di intrecciare la storia nascosta del Novecento con le tensioni del presente. Grey non è un eroe, ma un uomo richiamato dal passato. Ex agente americano, vive da anni lontano dalle missioni, convinto di aver chiuso con il mondo delle operazioni segrete. Eppure il Protocollo Naacal lo richiama, come un codice che non smette di pulsare sotto la pelle. Grey diventa il filo conduttore della storia: il suo sguardo è quello del lettore, costretto a entrare in un labirinto di archivi nascosti e verità negate. Accanto a lui si muovono figure ambigue, mai del tutto svelate. Ci sono i custodi dell’Archivio 211, uomini e donne che sembrano più ombre che persone, incaricati di proteggere documenti che non dovrebbero esistere. Alcuni provengono dalle vecchie strutture dell’Ahnenerbe, altri dai tunnel del progetto Riese, altri ancora dalle stanze segrete della CIA. Ognuno porta con sé un frammento di verità, ma nessuno la possiede intera. Sul fronte opposto, emergono i burattinai della geopolitica contemporanea: funzionari russi, strateghi americani, emissari europei. Non hanno volto definito, ma incarnano il potere che si muove dietro le versioni ufficiali. Sono loro a decidere cosa il mondo deve credere, cosa deve vedere, cosa deve dimenticare. E poi c’è il Protocollo stesso, che nel romanzo diventa quasi un personaggio. Non è solo un codice: è un’entità che attraversa epoche e nazioni, un filo rosso che lega il Terzo Reich alla crisi ucraina, i sotterranei polacchi alle stanze di Washington. È il vero protagonista silenzioso, il motore che spinge Grey e gli altri dentro la guerra sulla percezione umana.

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Il viaggio di Grey inizia tra le ombre dell’Ahnenerbe nazista, dove rituali e ricerche esoteriche si mescolano alla scienza proibita. Prosegue nei tunnel del progetto Riese, scavati in Polonia come labirinti sotterranei per un potere che non doveva morire. Poi si sposta negli archivi della CIA, dove esperimenti sul controllo percettivo rivelano che la vera guerra non si combatte con armi, ma con la mente. Tutto converge nella crisi ucraina contemporanea, dove Stati Uniti, Russia, Europa e reti private si muovono dietro il velo delle versioni ufficiali. Grey si trova al centro di un conflitto che non ha confini geografici: è una guerra sulla percezione, un campo di battaglia invisibile che decide ciò che gli uomini credono, vedono e ricordano.Il romanzo di Adelio Debenedetti è un mosaico di indizi e segreti, un thriller esoterico che non si limita a raccontare ma trascina il lettore dentro un archivio nascosto. Ogni pagina è una soglia, ogni dettaglio un varco verso un mistero più grande. Alla fine, il Protocollo Naacal non è solo un codice: è la chiave per comprendere che la realtà stessa può essere manipolata, e che la verità è il terreno più fragile di tutti.

PS: la presentazione mi ha invogliato alla lettura di questo librone? Certo che si! L’ho già acquisito da Amazon e nei prossimi giorni lo inizierò, con piacere e curiosità, a leggere.