“Art for Freedom” a Vignale Monferrato: quando l’arte diventa voce per i diritti umani – parte prima: si inaugura la collettiva.

C’è un luogo, nel cuore del Monferrato, dove l’arte non si limita a essere contemplata: diventa voce, grido, speranza. Fino al 14 dicembre, le sale eleganti di Palazzo Callori di Vignale Monferrato ospitano, da sabato scorso, la mostra ART for FREEDOM, un percorso che intreccia creatività e impegno civile, bellezza e diritti umani. Sedici artisti hanno scelto di raccontare, attraverso opere di straordinaria intensità, la resilienza e la creatività delle donne a cui è stato tolto tutto: il volto, la voce, la libertà di esistere. Ogni tela, ogni scultura è un frammento di vita che sfida il silenzio imposto, un invito a guardare oltre l’estetica per cogliere il senso profondo di una lotta universale, con un messaggio che attraversa i confini. La mostra nasce sotto il segno di #donnevitaliberta e si inserisce nella campagna internazionale #ZontaSaysNO, che da anni combatte la violenza di genere. Non è solo un’esposizione: è un atto di responsabilità collettiva, un’occasione per riflettere in vista del 10 dicembre, Giornata dei Diritti Umani. La mostra, è stata inaugurata dalla Sindaca di Vignale, Ernesta Corona (detta Tina), che è sempre presente agli eventi culturali del borgo: il suo stile di governo è fatto di gesti concreti, come valorizzare le tradizioni locali senza rinunciare all’innovazione, mantenere viva la rete di relazioni che rende Vignale un centro vitale del Monferrato.
Continua a leggere l'articolo dopo il banner

Accanto a lei a tagliare con gioia il nastro c’era l’artista Marisa Garramone, astigiana, curatrice di Art for Freedom e terza donna Maestro del Palio di Asti. Il suo stile figurativo e vibrante racconta scorci e atmosfere del territorio. Ma gli artisti sono stati tutti stimolanti ed interessanti, ognuno a modo proprio. Ve ne propongo un elenco conoscitivo.

Paolo Viola – Medico e pittore nato a Napoli, vive ad Asti. Le sue opere, come Ammare e Vigneti, raccontano il legame con la natura e il mare, con uno stile figurativo che unisce luce e memoria.
Nicola Colucciello – Artista astigiano noto per murales che riqualificano spazi scolastici e urbani. Ha realizzato opere collettive che raccontano i diritti dell’infanzia e la bellezza della comunità.
Viviana Gonella – Pittrice astigiana che lavora su paesaggi e ritratti. Le sue mostre (Emozioni, Donna creatura dai tanti volti) esplorano natura e femminilità, con colori intensi e riflessioni sul ruolo delle donne.
Cristina Nattino – porta un linguaggio visivo che si inserisce nel racconto corale sulla libertà e la dignità delle donne.
Continua a leggere l'articolo dopo il banner
Flavia Nasrin Testa – Artista internazionale, iraniana trapiantata in Monferrato. Le sue opere viscerali e performative affrontano condizioni socio-politiche e interiori, con linguaggi che spaziano dal disegno alla performance.

Ottavia Boano Baussano – Diplomata all’Accademia Albertina, pittrice e restauratrice. Le sue opere si ispirano a psicofilosofia e simbolismo ancestrale, con un linguaggio metafisico.
Piergiorgio Panelli – Pittore e critico d’arte nato a Casale Monferrato. Conosciuto per il linguaggio “ecosuperficiale”, che mette in dialogo uomo e natura con gestualità materica.
Continua a leggere l'articolo dopo il banner
Giorgio Grosso – Pittore e scultore astigiano. Lavora con plastica riciclata per sensibilizzare sull’inquinamento, come nella mostra Infinit@ plastica, dove la materia diventa denuncia ambientale.
Valentina Lorenza – le sue opere riflettono sulla libertà delle donne iraniane e afghane e sul tema universale dei diritti.
Ludovica Ferraris – Artista astigiana, le sue opere dialogano con il tema della libertà e dell’identità.

Continua a leggere l'articolo dopo il banner
Fabio Gagliardi – Artista alessandrino, scrittore e fotografo. Celebre per la serie Cuori, simbolo di energia e amore, spesso legata a iniziative solidali e benefiche.
Massimo Rizzieri Paganini – è un artista contemporaneo attivo soprattutto in Piemonte, con mostre personali e collettive che affrontano temi profondi come corpo, memoria e libertà.
Simone Febo Trovò Santi – Coordinatore del progetto Ars Animae, che unisce giovani artisti astigiani in percorsi simbolici e alchemici. Le sue mostre reinterpretano miti classici come Persefone.
Rossana Turri – Artista astigiana nota per grandi tele evocative e per i “Teatrini di Rox”, microcosmi di carta e fantasia. Le sue opere esplorano emozioni universali e storie intime.
Continua a leggere l'articolo dopo il banner
Amelia Platone – dulcis in fundo, la storica e magnifica pittrice astigiana (1927–1994), allieva di Felice Casorati. Ha esposto in oltre 600 collettive, con incisioni e pitture che raccontano vita quotidiana e impegno civile.

Ma se grazie alla disponibilità del Comune di Vignale Monferrato e della Regione Piemonte, Palazzo Callori diventa spazio di dialogo, dove l’arte si fa strumento di denuncia e di cambiamento, è grazie alla caparbia volontà civile, etica ed estetica, di Nadia Biancato che il tutto ha potuto essere organizzato. Grazie a lei, che ha detto parole importanti all’inaugurazione, che tutto ha avuto un senso. Ci ha narrato di come la parola ZONTA, la sua Associazione, sia una parola dei nativi americani Lakota Sioux (sono uno dei principali gruppi nativi americani, noti anche come Teton Sioux). La parola “Zonta” deriva dalla loro lingua: significa “onesto e degno di fiducia”. Ma ci ha ricordato che la violenza esiste, eccome…ma per cercare di uscire dalla sua folle spirale occorre uno scatto culturale, anche nel linguaggio. Già. L’importanza del linguaggio, che è appartenenza oltre che cultura. Mi è tornato alla mente un vecchio film di Nanni Moretti, dove diceva che Chi parla male pesa male…e vive male…com’è vero. E allora occorre creare intorno ai bambini una cultura della fiducia – da cui la parola Zonta – e della bellezza. Ha concluso sottolineando come, con Vignale, siano già 44 i Comuni che hanno firmato con Zonta un patto contro la violenza.Un intervento appassionato, convincente e soprattutto pieno di convinzione.

E a Vignale, grazie a Zonta, ogni artista ha trovato il luogo ideale per dare forma alla propria visione, trasformando la bellezza in impegno. Sedici voci, un’unica battaglia. I nomi degli artisti sono tanti, ma il messaggio è uno solo: Le loro opere parlano di diritti negati, di libertà da riconquistare, di dignità da difendere. Tutto è iniziato anni fa, grazie a Esmeralda Masseroni, con una mostra itinerante in provincia di Asti. Oggi, grazie appunto a Zonta Club Alessandria, Provincia di Alessandria e me.dea – contro la violenza sulle donne, il progetto approda in provincia di Alessandria, portando con sé un messaggio che non conosce confini. Un’idea che diventa movimento

Il resto è una straordinaria fantasmagoria di colori, dove bellezza, arte e impegno si abbracciano e si innervano in un’unica spirale virtuosa. A cominciare da chi ha provveduto a superare i difficili problemi dell’allestimento, l’amico Piergiorgio Panelli, pittore e critico d’arte nato a Casale Monferrato, con il quale ho interagito svariate volte, ammirato dalla sua appassionata qualità di organizzatore. E poi la sua arte mi piace e moltissimo, e nel soggiorno di casa mia fa bella mostra di sé una sua tartaruga lenta.

Detto che è davvero memorabile tutta la mostra, devo convenire che lo spazio è tiranno, quindi ho deciso di concludere qui questa prima parte del mio articolo, per farne un altro esclusivamente dedicato agli artisti. Una cosa però voglio dirvi ancora, sulla cornice, che ospitava tanta bellezza, ovvero il Palazzo Callori di Vignale. Nato come dimora nobiliare dei conti Callori, porta con sé secoli di storie intrecciate: feste aristocratiche, silenzi di stanze chiuse, memorie di un tempo in cui il potere si misurava anche attraverso la bellezza delle architetture.Le sue mura raccontano di trasformazioni: nel Settecento era più piccolo, poi nell’Ottocento si è ampliato, inglobando la chiesetta di San Stefano. Ogni pietra sembra custodire un segreto, ogni sala un ricordo. Nel Novecento, dopo passaggi di proprietà, è anche diventato Enoteca Regionale del Monferrato, e così il vino – anima di queste colline – ha trovato casa in quelle stanze nobili. Si tratta di un luogo dove il passato si intreccia con il futuro, così come accade ospitando questa splendida mostra, dove la nobiltà di un casato si è trasformata in nobiltà di un territorio intero. Chi vi entra non visita soltanto un edificio, ma si immerge in un racconto che continua a scriversi, giorno dopo giorno.

