Beatles, misteri e “Ossessioni”: un intrigante thriller musicale di Claudio Gaggero e Daniele Bisagno

C’è chi considera i Beatles un mito senza tempo, e chi invece li vede come protagonisti di una delle più grandi leggende metropolitane della musica: il Paul Is Dead. In Ossessioni (SISIFO Edizioni, 2025), Claudio Gaggero e Daniele Bisagno trasformano questa suggestione in un thriller serrato, dove la linea tra realtà e fantasia si assottiglia fino a diventare un incrocio di Ossessioni. Il romanzo non è solo un omaggio alla cultura pop degli anni ’60, ma anche un’indagine sul potere delle storie che, ripetute all’infinito, finiscono per sembrare – forse essere – vere.

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La vera e propria genialata del romanzo sta nell’unione fra l’assassinio di John Lennon al presunto funerale simbolico di Paul McCartney. Di cui non vi dirò altro per non rovinarvi il piacere delle sorprese davvero notevoli che il romanzo regala. Ma vediamone quanto meno i pilastri su cui sorge tutta la vicenda.
New York, 8 dicembre 1980. John Lennon viene assassinato davanti al Dakota Building da Mark David Chapman. Quattro colpi di pistola spengono la voce di un artista che aveva cantato la pace e l’amore. La notizia corre veloce, scuote milioni di fan e segna la fine di un’epoca. Da quel momento, ogni immagine dei Beatles diventa leggenda, ogni dettaglio viene riletto alla luce di un destino tragico. Londra, estate 1969. Undici anni prima dell’assassinio di Lennon, i Beatles attraversavano le strisce pedonali di Abbey Road. Una foto semplice, scattata in pochi minuti, destinata a diventare una delle copertine più iconiche della storia della musica. Ma per i sostenitori della teoria del Paul Is Dead, quell’immagine non era casuale: era un funerale in piena regola. John Lennon, in bianco, come un sacerdote. Ringo Starr, in nero, come un becchino. Paul McCartney, scalzo e fuori passo, come il defunto. George Harrison, in denim, come il lavoratore che scava la fossa. Persino la targa dell’auto parcheggiata, “LMW 28IF”, venne interpretata come “Paul avrebbe avuto 28 anni se fosse vivo”. La copertina di Abbey Road divenne così il manifesto di una leggenda: Paul sarebbe morto nel 1966 e sostituito da un sosia. Una teoria forse assurda, ma capace di alimentare ossessioni, dibattiti e interpretazioni per decenni. La morte di Lennon nel 1980 rese queste letture ancora più potenti. Il mito dei Beatles non era più solo musicale: era diventato un enigma culturale, sospeso tra realtà e fantasia. Abbey Road non era più soltanto una foto: era un simbolo eterno, un’immagine che continua a vibrare di mistero e suggestione.

Il romanzo inizia con quella tragica notte, quella dell’8 dicembre 1980: davanti al Dakota Building di New York, John Lennon cadde sotto i colpi di Mark David Chapman. Quattro spari, un’ambulanza, la corsa al Roosevelt Hospital, e poi la notizia che sconvolse il mondo: Lennon era morto a soli 40 anni. Quella notte non fu solo la fine di un uomo, ma il punto in cui la leggenda dei Beatles si trasformò definitivamente in mito. Da quel momento, ogni immagine, ogni canzone, ogni dettaglio della loro storia venne riletto alla luce di un destino spezzato. E quel delitto viene trattato, nel romanzo, come in una sequenza cinematografica, ripetuta sotto diversi punti di vista, ampliata , naturalmente, resa avvincente narrazione. Ma se il romanzo prende avvio dall’8 dicembre 1980, sviluppa poi un intreccio che non si limita al dolore dei fan e dei Beatles superstiti, ma scava nelle leggende più oscure legate alla band, in particolare il celebre mito del “Paul Is Dead” (PID). La narrazione alterna momenti storici reali a invenzioni narrative, addirittura ad una realtà distopica, creando un’atmosfera sospesa tra verità e fantasia. Il lettore viene trascinato in un viaggio che esplora le ossessioni collettive e personali, con un ritmo da thriller che mantiene alta la tensione. Lo abbiamo presentato (io e gli autori) sabato scorso a Castelletto d’Orba, ed è stato bellissimo sviscerarne con loro scene e retroscene, cercando di dire molto senza svelare nulla.

La scrittura è scorrevole e coinvolgente, con un ritmo serrato tipico del thriller. Gli autori riescono a rendere credibili le parti inventate grazie a un solido ancoraggio alla realtà storica e musicale. La prefazione di Glauco Cartocci, autorevole  studioso del PID, aggiunge autorevolezza, incorniciando il romanzo come un’opera che dialoga con la storia dei Beatles e con le interpretazioni più controverse. La storia si muove come un thriller: ogni pagina è un indizio, ogni dialogo un enigma. Gli autori, Claudio Gaggero e Daniele Bisagno, intrecciano la realtà con la fantasia, e noi lettori ci ritroviamo a inseguire le ombre di un passato che non smette di pulsare. Non è solo un libro sui Beatles: è un racconto sulle ossessioni che ci abitano, quelle che ci fanno credere alle leggende, che ci spingono a cercare verità nascoste anche quando sappiamo che potrebbero non esistere. Punti di forza del romanzo sono certamente l’0riginalità nell’intrecciare storia e mito, ma anche la capacità di evocare l’atmosfera degli anni ’80 e il trauma della morte di Lennon. Credo si tratti di un approccio che soddisfa sia i fan dei Beatles sia chi cerca un thriller ben costruito e molto coinvolgente. Alla fine, chiudendo il volume, resta la sensazione di aver vissuto un sogno inquieto: un viaggio tra musica, mito e mistero, dove la barriera che c’è tra realtà e fantasia diventa impalpabile, ma nascosta, come nella più densa nebbia londinese.