Tre sfumature di danza, in una gelida notte di fine autunno: a Novi Ligure “Note di Danza”

Fuori, una notte gelida, un vento che aveva il profumo della neve, le foglie secche, di un autunno che fra poco sarà inverno, che si agitavano inquiete. Dentro, la bellezza di una bomboniera nata per  per la musica, il magnifico teatro a palchetti “all’italiana“, dedicato ad un compositore ottocentesco dal nome assai pomposo: Romualdo Marenco. Ho assistito lì, con entusiasmo, a diversi concerti, nell’ambito del Novi Musica Festival, su prezioso invito dell’infaticabile Patrizia Orsini..ma mai ad un intera serata di balletto. Si, qualche passo di danza l’ho pure visto, ma proprio poco e sempre a supporto delle musica. Stavolta c’era anche la musica, ma riprodotta e non dal vivo, mai fine a sé stessa.  Almeno nella prima parte, che era  dedicata al balletto “classico”, mentre nella seconda, strani strumenti: una batterie prima e un marranzano poi erano in scena e accompagnavano un balletto decisamente postmoderno.

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Nella prima parte abbiamo avuto il piacere di assistere ad un Divertissement dallo SCHIACCIANOCI di P.I.Tchaikovsky, estratto dal primo e secondo atto, che è un balletto natalizio per eccellenza, favola stupenda, amatissima da sempre. Proposta a cura del Centro di Alta Formazione AIDA di Milano. A seguire un intenso, poetico, tenerissimo  pas de deux, tratto dall’atto II del LAGO DEI CIGNI , sempre sulle musiche dell’immenso Tchaikovsky, con due danzatori professionisti, Cristina Pavone e Pierpaolo Ciacciulli. Aggiungo subito che mi pare sia stato proposto un repertorio interessante e financo coraggioso, perché con la prima parte – appunto classica e ciaikoskiana – si andava a cercare un ardito rapporto dialettico con tutte le più prestigiose compagnie di ballo del mondo

Sorprendente invece la seconda parte della serata, dalla caratura estetica totalmente diversa, dall’emblematico titolo MEDITERRANEO, e con un esplicito sottotitolo danza contemporanea e ritmi del sud, con Chiara Borghini e Giulia Ferrando, che presumibilmente hanno firmato anche la coreografia, con la partecipazione del musicista Maurizio Sacco e gli allievi del Corso avanzato del Centro Danza Di Roberta Borello. Il programma di sala ci ha spiegato che si trattava di: Ritmi, terra, mare. Una pièce composta da tante immagini sospese che evocano un passato lontano eppure ancora presente. Un dipinto astratto in cui gesti ed emozioni del quotidiano si susseguono su ritmi percussivi, ora danzando con la pizzica, poi una tarantella, fino a rimescolarsi nel silenzio, come fa la risacca con il mare. 

Ma come sono state le interpretazioni delle giovani leve della danza classica, nella pièce iniziale? Premetto che non intendo dare giudizi tecnico-critici, come avrei fatto se si trattasse di un corpo di ballo più maturo e professionale, come in occasione di spettacoli a cui ho assistito al Regio di Torino o al Coccia di Novara: sarebbe ingiusto sotto tanti punti di vista. Ma il senso complessivo di una proposta di questo tipo, senza scenografie e davvero estremamente classico è un altro: danzatori e danzatrici si sono messe alla prova, hanno evidenziato a tratti timori e tremori, ma anche tantissima volontà positiva di donare e soprattutto vivere la bellezza che la danza spande a piene mani. Hanno sparso fra noi una tenerezza sognante e delicata, anche nei momenti più dinamici e difficili.

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Diverso il discorso del pas de deux, tratto, come sopra specificato, dal Lago dei Cigni, musiche dell’immenso Tchaikovsky, con due danzatori professionisti, Cristina Pavone e Pierpaolo Ciacciulli. Con loro il fondamentale brano ballettistico classico ci ha donato il languido senso di un romanticismo sfinito, oscuro, decadente. Corpo e viso di Odette erano l’espressione intensa di languore e sfinimento lirico-romantico, e i due erano portati e abbracciati da una musica semplicemente celestiale, eppure quasi trattenuta dal pudore di non voler essere eccessivamente retorica, meraviglia che solo un genio come Tchaikovsky sa donarci. Un momento breve ma intensamente vibrante.

Più strana e particolare la terza parte, fatta di musiche minimali: una batteria prima, uno scacciapensieri poi, e figure tarantolate, corse verso il nulla, abbigliamento dalla disarmante e disarmata semplicità…movimenti di una danza programmaticamente diversa…ma a mi sono ad una certo punto conto di seguire il tutto con il senso di ansia positiva che le cose che ci piacciono veramente ci donano, quel senso di voler capire e di voler  vedere ma dove andranno a parare questi? Trascinanti è dir poco, anche per via dello stacco estremo e totale rispetto alla prima parte della serata. E anche qui persone giovanissime (un solo ragazzo fra tante ragazze, musicista a parte), delle quali, quando sono venute a prendersi gli applausi finali, ho soprattutto ammirato il loro sguardo, così limpido e bello, dritto e fermo nel futuro.

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