Natalino Fossati, da Mandrogne al cuore granata: “Alla Juve mai” celebra un terzino eterno

Si dice che già ad Alessandria, nelle giovanili grigie, Natalino Fossati fosse un Toro in incognito: giovane talento di Mandrogne, dotato di tecnica, grinta e quella determinazione che lo avrebbe accompagnato per tutta la carriera. Proprio da quegli anni nasce la storia raccontata nel libro Alla Juve mai, scritto da Andrea Ricca Barberis e Silvia Vada, 160 pagine in self publishing al prezzo di 20 euro, che celebra uno dei protagonisti del “tremendismo granata”.
Ricca Barberis, ex dirigente granata e avvocato impegnato nella tutela della verità sportiva del Torino, e Vada, giornalista Mediaset con la passione per il Toro, hanno costruito un racconto che mescola calcio, vita quotidiana e legami profondi con il club e il territorio. Non una biografia tradizionale, ma un romanzo sportivo in stile inglese, che ricorda Nick Hornby e il suo Febbre a 90, capace di restituire l’intensità del calcio degli anni d’oro granata.
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Dall’Alessandria al Filadelfia: la fedeltà al Toro
Fossati inizia la carriera nelle giovanili dell’Alessandria, negli anni di Gianni Rivera, dove emerge subito come talento cristallino. Quando la Juventus prova a corteggiarlo, lui decide di restare fedele al Toro: scrive una lettera di suo pugno per chiedere alla società granata di considerarlo e, contemporaneamente, i dirigenti del Torino ricevono telefonate dal padre che interviene personalmente da Alessandria. La decisione di andare in granata è definitiva.
Al Torneo Carlin’s Boys del 1959, destinato agli under 19, un’intossicazione alimentare mette a rischio la carriera: Fossati viene colpito da una semiparalisi e rischia di non tornare in campo. Il Toro corre subito ai ripari, i dirigenti si recano ad Alessandria per valutare la situazione. Ne uscirà bene. Da punta, Fossati si reinventa terzino: il numero 3 diventa la sua cifra distintiva.
Meroni, amicizia e i primi passi in Serie A
Dopo l’esordio in prestito al Genoa, Fossati incontra Gigi Meroni: condividono una mansarda a Genova, diventano amici e Fossati convince Meroni a desiderare il Toro quanto lui. La vita in campo e fuori si intreccia con il talento e la creatività di Meroni, tra arte, poesia e moda: un mondo che forgia carattere e squadra.
Gli allenamenti, i derby e le trasferte raccontano un calcio duro ma rispettoso, fatto di contatti fisici intensi ma puliti, di sfottò e rivalità che accendono gli animi già prima del fischio d’inizio. Fossati segna il suo primo gol, di testa, proprio alla Juve con la maglia del Genoa, servito da Meroni: una pagina di poesia che racconta il Toro anche lontano dal Filadelfia.
La fedeltà al Toro e i rifiuti alla Juventus
La filosofia di Fossati è chiara: il Toro prima di tutto. Anche quando Boniperti lo invita a vestire la maglia bianconera dopo un derby, la risposta è ferma: «Quando si sceglie di amare, non si è mai sconfitti». Ferrini, amico e guida nella vita privata, lo incoraggia a radicarsi a Mandrogne e costruirsi una famiglia, mentre i compagni di squadra e il gruppo storico – Rosato, Sattolo, Cereser – diventano una seconda famiglia.
Il libro racconta anche la cessione alla Sampdoria, avvenuta per debiti di gioco tra club: Fossati apprende la notizia dalla televisione, ma non perde il senso di appartenenza e accoglie i giovani al Filadelfia con entusiasmo, trasmettendo la passione granata che aveva ricevuto anni prima da Enzo Bearzot.
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