Fuori dalla squadra, per ‘colpa’ dei genitori. Quando il calcio diventa questione personale

ALESSANDRIA – Lo sport è inclusione. Almeno dovrebbe essere. Anche aggregazione, amicizia, divertimento.
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A tutti e tutte, soprattutto ai bambini e alle bambine, dovrebbe essere sempre data l’opportunità di giocare, fare pratica sportiva, entrare a far parte di un gruppo, crescere con nuovi amici. Il risultato conta, certo, ma il valore più importante è stare insieme.
Fa male quando anche nello sport entrano dinamiche che stridono con una convivenza amicale e il bambino diventa vittima di decisioni prese per i presunti comportamenti di altri soggetti, anche dei suoi genitori.
Pubblichiamo, integralmente, una lettera arrivata in redazione, scritta dalla mamma e dal papà di un piccolo calciatore che pochi giorni fa è stato messo fuori da una squadra di cui ha fatto parte per sette anni. Tutto comunicato con una fredda email. E’ una storia triste, in cui la vittima è il bimbo e lo è, anche, una comunità che dovrebbe avere ben altri valori e relazioni forti.
“Quando il calcio diventa una questione personale.
Che diritto ha una società a svincolare un bambino di 10 anni senza nessun motivo?
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Un bambino che in quella società c’è da quando ha 3 anni, un bambino che non arriva mai in ritardo, un bambino che ci mette anima e cuore, un bambino che va a giocare anche con la febbre per non fare mancare il suo apporto e il suo sostegno ai compagni.
Evidentemente questo non basta. Contano di più le “voci”, i “pettegolezzi”, e i “cattivi” sono i genitori, che avrebbero parlato male del club, che non rispetterebbero un codice etico firmato con un pollice alto, un emoticon, su whatsapp, che non andrebbero d’accordo con la dirigenza, senza, peraltro, mai intromettersi in alcuna decisione dell’allenatore
Prima noi genitori siamo stati cancellati del gruppo whatsapp, poi ci è stata inviata una email per annunciare l’allontanamento del bambino, unica “giustificazione” le “colpe dei genitori. Quale società allontana un bambino che nulla ha fatto? Tutto questo in un sodalizio che si è sempre vantato di avere valori e principi che altri non hanno.
Il bambino è stato strappato dal gruppo di amici con cui è cresciuto e che conosce da 7 anni. Questo è corretto? Un bambino che ha vissuto problemi di salute negli anni scorsi e ha superato un momento difficile grazie ai suoi compagni di squadra e al suo migliore amico
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Non chiediamo che il bambino venga ripreso, anche perché, sinceramente, non sarebbe più sereno dopo quello che è successo, ma vorremmo che quanto lui, e noi, stiamo vivendo, non accadesse ad altri bambini, ad altre famiglie, costrette a dire ai propri figli che la società non li vuole più“
