Un Grande Concerto con una Grande Orchestra: la “Carlo Felice” di Genova domani sera a Novi Ligure

Domani sera a Novi Ligure un grande appuntamento musicale, in quel luogo bellissimo che è il Teatro Marenco. Ho ascoltato diverse volte l’Orchestra del Carlo Felice di Genova, sia laggiù, nel suo teatro, i diversi spettacoli lirici, dove a volte era il suono lussuoso e avvolgente dell’orchestra stessa a rendere tutto meraviglioso, sia ad Alessandria che a Novi Ligure. Lo scorso anno hanno proposto una serie di concerti dedicati a Mozart – e dintorni – con diversi Direttori e diverse impostazioni interpretative, tutte con una valenza altissima, e andando a toccare alcuni dei tanti modi che abbiamo di interpretare il sommo salisburghese. E hanno sempre sfoggiato una compattezza sonora possente, ma duttile nello stesso tempo: un suono morbido che definire splendido è dir poco. Quest’anno niente Mozart, ma  la proposta concertistica è davvero appetitosa. Lo è per me, che sono appassionato, ma in realtà ci vengono proposte opere che possono essere apprezzate infinitamente anche da chi non sia particolarmente esperto, semplicemente perchè di una bellezza limpida ed entusiasmante.

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Al violino e alla direzione Kolja Blacher, che ha studiato alla Juilliard School of Music con Dorothy DeLay e con Sandor Vegh a Salisburgo. Si è esibito come solista in tutto il mondo, con le più importanti orchestre europee fra cui anche i Berliner Philharmoniker, la Lucerne Festival Orchestra e l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia. Ha lavorato con direttori di livello altissimo, tra cui Kirill Petrenko, Vladimir Jurowski, Dimitri Kitajenko, Mariss Jansons, Matthias Pintscher, Markus Stenz, Simone Young e Asher Fisch. Il repertorio di Blacher comprende opere per violino solo da Bach a Berio, il repertorio di base classico-romantico e di musica contemporanea per violino e orchestra. Negli ultimi cinque anni i concerti Play-Conduct sono diventati il nuovo fulcro dell’attività artistica di Blacher. E domani sera ne avremo, credo, una splendida riprova.

E ora due parole sulle composizioni, anche se mi riservo, ovviamente, di scrivere un articolo più completo, di recensione, dopo il concerto. Di J. S. Bach il Concerto in la minore per violino e archi BWV 1041, appartiene al fecondo periodo di Köthen e fu scritto quindi per la piccola orchestra del principe Leopoldo. Il violino funge, ovviamente, non come strumento solista in senso moderno, ma come violino concertante, cioè rivaleggiante in bravura con gli altri. Fantastico il primo tempo, Allegro, che, armonicamente, il primo tempo percorre l’orbita della tonalità fondamentale con saporose, brevi escursioni nelle tonalità vicine; e il quadrato impianto ritmico si aggrazia di punteggiare in controtempo rimbalzate tra violini e viole, tra il virtuosismo mai fine a sé stesso del solista e la pienezza dell’orchestra. Tre movimenti, uno più bello dell’altro.

La Sinfonia n. 3 op. 56 Scozzese venne ultimata da Mendelssohn nel 1842 e costituisce in realtà il suo ultimo lavoro sinfonico. L’idea embrionale e le prime suggestioni gli vennero da un viaggio in Scozia intrapreso nel 1829 in compagnia dell’amico di famiglia Carl Klingemann. Si tratta di un’opera unitaria, di forte ispirazione, che evoca con grande suggestione paesaggi e sensazioni ora eroiche, ora malinconiche, ora grandiosamente epiche; è articolata in quattro movimenti da eseguirsi senza soluzione di continuità fra uno e l’altro, incorniciati da un’introduzione lenta (in la minore) e da un solenne epilogo (in la maggiore). Si tratta di una Sinfonia davvero magnifica, dove tutte le potenzialità del grande sinfonismo romantico sono espresse con una qualità semplicemente sublime. E allora buon concerto a tutti coloro che vorranno esserci: non se ne pentiranno.