Per una Pasqua 2025 di Musica e Bellezza: il «Gala delle Rose», con l’Excelsior Musica Ensemble, a Novi Ligure

Vi ho parlato da non molto della bellissima stagione musicale che propone Novi Ligure, grazie all’Associazione Musica & Cultura, ma con la grande presenza anche del Comune di Novi. Vi ho detto del Concerto di anteprima, con una giovane ma talentuosa pianista, Francesca Antonucci, collegato alla splendida mostra, Fuoco e Intuizione di Gianni Noli. Questo di cui vi parlo ora è il grande Concerto sinfonico, che si è tenuto giovedì scorso, nello splendido teatro Marenco di Novi, con due capisaldi della musica di tutti i tempi: il Secondo Concerto per Clarinetto e Orchestra di Carl Maria Von Weber, e la Sinfonia n. 41 “Jupiter”, di Wolfgang Amadeus Mozart. Ricordo a tutti che quello di Novi è il classico Teatro a palchetti all’italiana, che non solo è bellissimo a vedersi, raccolto e accogliente, ma ha anche un’acustica fantastica, perchè la grande musicalità di quel tipo di teatri è che la musica (suonata senza alcuna amplificazione), letteralmente gira intorno, creando una sorta di ambiente acustico coerente e compatto, cosa che rende questi luoghi unici ed irripetibili.
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Non esistono altri luoghi dove l’acustica sia così esaltata e così ben fruibile, soprattutto se parliamo di musica acustica non amplificata. Nelle nostre piccole città abbiamo dei veri gioielli, come i teatri di Casale, Tortona, Valenza, Asti…e naturalmente questo di Novi Ligure. Io, a dire il vero, avevo anche un altro ottimo motivo, per andare a Novi, giovedì scorso: recuperare il libro che, con grande piacere e immenso onore, presenterò a Novi il 20 Maggio, ovvero Il suone dell’anima, sottotitolo Biografia di un Artista, e l’Artista è il grande Maestro dell’Oboe, Carlo Romano, che ha, tra le tantissime altre cose, collaborato a lungo con l’immenso Ennio Morricone. Carlo Romano sarebbe stato in orchestra, e avrei potuto quindi anche conoscerlo. E per tutto ciò devo dire un sincero grazie alla signora Patrizia Orsini, infaticabile organizzatrice, che mi ha invitato a questo concerto e proposto quella presentazione.

Bisogna prima di tutto dire che il livello complessivo è stato davvero notevolissimo. Intanto l’Orchestra: questa Excelsior Musica Ensemble (che deve il suo nome ad una delle più prestigiose composizioni di Romualdo Marenco: Il Gran Ballo Excelsior), è una compagine di recentissima costituzione. Ed è composta per lo più da professori dell’Orchestra Nazionale della Rai, sia del presente che del passato. Hanno esibito un suono magnifico: ampio, avvolgente, potente, ma nello stesso tempo morbidissimo e limpido, tanto che ogni strumento si ascoltava con splendido dettaglio. In tutto ciò guidati con gesto deciso e intelligenza interpretativa, dal Maestro Maurizio Billi, che – da me ascoltato moltissime volte dal vivo, con varie compagini orchestrali – è certa garanzia di musicalità sopraffina. Poi, last but not least, lo splendido Clarinetto di Calogero Palermo. Lo avevo ascoltato proprio a Novi un paio di anni fa, in un concerto di musica da camera, in Mozart e Brahms: indimenticabile. E anche la scorsa settimana, è stato davvero magnifico. In un amalgama perfetto con l’orchestra, la musica protoromantica di Carl Maria von Weber non poteva essere meglio esaltata. Io ero nel palchetto n. 1, in compagnia della moglie del Maestro Romano, la signora Irene, e vi assicuro che siamo rimasti entrambi senza fiato per la bellezza, intanto del Concerto di Weber in sé, ma poi dell’interpretazione di Calogero Palermo e dell’orchestra, guidata con piglio deciso, con tempi brillanti e trascinanti, dal Maestro Billi.

Il primo e il terzo movimento del Concerto in in mi bemolle maggiore, op. 74, danno al solista possibilità virtuosistiche notevoli. Come quando, nell’Allegro iniziale, dopo la classica esposizione orchestrale, il solista si presenta con uno salto discendente di tre ottave, quasi a voler dimostrare l’ampiezza di registro dello strumento. Oppure come, nel Rondò finale, dove, dopo una riesposizione orchestrale del tema principale, tutto si conclude con una galoppata virtuosistica del solista, con oboi e violoncelli che si sovrappongono al clarinetto, mentre un frenetico movimento dei violini porta alla cadenza finale. Mozzafiato. Ma il brano che mi è piaciuto di più è lo strepitoso secondo movimento, la Romanza. Due suggestive battute di arpeggi pizzicati dei violoncelli introducono la melanconica melodia iniziale, che si conclude con un lento fluttuare cromatico dell’armonia. La mestizia iniziale si stempera in un sereno e affettuoso intermezzo orchestrale, mosso in successione dagli archi e dai legni. Dopo che il solista ha presentato un secondo soggetto melodico in modo minore, ma affine per carattere al primo, ritorna nuovamente l’intermezzo orchestrale in sol maggiore. Vi è quindi un terzo episodio solistico, in mi bemolle maggiore, costituito da un libero dispiegarsi di scale, trilli e ampi salti melodici, sopra uno statico tappeto armonico dell’orchestra. Un breve ma deciso stacco orchestrale introduce l’ultimo episodio solistico, un Recitativo ad libitum (in piena liberà, come indicato in partitura), caratterizzato dal libero fluire del solista, sottolineato da brevi, e a volte incalzanti, punteggiature orchestrali. La ripresa del tema iniziale è stata poi utilizzata come episodio finale del movimento, che si chiude sugli stessi arpeggi pizzicati dei violoncelli con i quali si era aperto, in un clima che definire di incanto è dir poco.

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La seconda parte del Concerto ha visto la proposta di una delle più straordinarie composizioni orchestrali di tutti i tempi: la Sinfonia n. 41 in do maggiore Jupiter, K 551. di Mozart. Mi ha sempre colpito il fatto che l’epoca della composizione delle sue ultime tre grandi Sinfonie, quell’estate del 1788, sia stato uno dei periodi più infelici della vita di Mozart. La liberazione dalle angosce avvenne ancora una volta col lavoro creativo, come in una lotta incessante tra l’ombra e la luce. La Sinfonia k 551, nella sua maestà solare, intonata a olimpica grandezza (da cui il nome di Jupiter – Giove, probabilmente attribuitole dall’impresario londinese Johann Peter Salomon), coniuga la solidità comunicativa di un do maggiore dimostrativamente epico e monumentale con la sottigliezza a tratti perfino inquietante della ricerca contrappuntistica: come a voler mettere alla prova la coscienza, in una conquista professionale, perseguita e goduta in orgogliosa solitudine con la sfida a un altro da sé, di natura tanto rigorosamente impegnata quanto libera, leggera e ironicamente ambigua. Immenso Mozart.

E assai bene ha fatto il Maestro Billi a riproporre l’ultimo movimento della Sinfonia, Molto allegro come bis. perchè di fatto è una emblematica sintesi del pensiero sonatistico (nel senso della forma-sonata delle Sinfonie del Classicismo), e di quello della fuga, a creare un innesto del monotematismo contrappuntistico barocco nei principi dialettici del linguaggio classico. Questo complesso processo musicale non si esaurisce nello sviluppo, ma si prolunga direttamente nella ripresa, dove raggiunge punte di tensione armonica sorprendenti e quasi estreme. Sino al grandioso edificio polifonico della (famosa e magnifica) coda: essa si distende a lungo, prima nella calma di una solenne dilatazione in valori larghi, poi nella stretta festosa e incisiva. Un fantastico ma limpido furore contrappuntistico, che si placa solo nella fanfara gioiosa del congedo, come in un gesto teatrale definitivo che racchiuda un appello all’eternità. Una Sinfonia unica e stupefacente, che il Maestro Billi e l’Excelsior Musica Ensemble hanno interpretato con trascinante magnificenza, lasciandoci tutti letteralmente senza fiato. Che meraviglia.
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