Il pittore italiano che ha conquistato la Francia: Giovanni Boldini – in mostra al Palazzo Mazzetti di Asti.

Facevano la fila, davanti al suo atelier, le signore della nobiltà e dell’alta borghesia parigina, per farsi fare un ritratto. Giornate e giornate estenuanti, dove lui non si limitava a dipingerle, ma le interrogava, quasi le psicoanalizzava, chi pensa per carpirne meglio l’anima e trasfonderla nel dipinto che stava realizzando, chi dice per sottometterne l’anima e quindi il corpo…lui si chiamava Giovanni Boldini, e la Parigi della Belle Époque era ai sui piedi, in quel tempo complesso e di grandi cambiamenti fra ‘800 e ‘900.

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E dal 26 novembre scorso al 10 aprile 2023 Giovanni Boldini, che è certamente uno degli artisti italiani più amati di ogni tempo, viene celebrato con una grande mostra a Palazzo Mazzetti di Asti. Io ho saputo di questa mostra quando sono stato al Museo della Gambarina, lo scorso 11 novembre 2022, ad una conferenza intitolata Boldini –  l’Eternità dell’eleganza, dove un’entusiasta e coinvolgente Cristina Antoni, giornalista e art blogger, ci ha introdotti con un’elettrizzante intensità nel mondo della Belle Époque parigina e di Giovanni Boldini in particolare, l’immenso pittore detto l’italiano de Paris, vissuto laggiù dal 1842 al 1931. Cristina Antoni ci ha illustrata la sua lunga carriera artistica, aiutandosi con immagini, musica (Debussy, ad esempio) e letture (La pioggia nel pineto di D’Annunzio, ad esempio) che lo inserivano ancor meglio nell’epoca che ha vissuto e di cui è stato protagonista. Ma io ricordo soprattutto che quello che ho percepito nella voce di Cristina Antoni, quando ci parlava dell’arte e della vita di Boldini, era una sincera e vivace gioia: la gioia della bellezza artistica più pura ed affascinante.

Il grande ed entusiastico coinvolgimento estetico della serata alla Gambarina, si è dimostrato dunque un ottimo viatico per andare, pochi giorni dopo il vernissage, in quel luogo, splendido di suo, che è il seicentesco Palazzo Mazzetti di Asti, nel centralissimo Corso Alfieri, ora occupato (il Corso, non il Palazzo) dei banchetti del Mercatino di Natale: dopo l’entusiasmo esternato da Cristina Antoni era quasi un obbligo estetico, piacevolissimo a dire il vero, andare alla mostra di Boldini. Che, credetemi, è veramente uno splendore. Un trionfo di bellezza, colore, esplosione di luce e colori incredibili. In circa 80 opere, quasi tutte indimenticabili, viene espressa tutta la straordinaria creatività di Boldini, dagli inizi nel mondo estetico dei Macchiaioli, con quadri di esterni, case persone e animali di campagna (anche questi dai colori di una vivacità ammaliante), sino a quei dipinti che non esternano solo una bellezza da mozzare il fiato, ma che davvero ci fanno entrare nella più profonda intimità delle signore ritratte, nella loro anima, nella loro psiche.

La mostra di Palazzo Mazzetti propone infatti una ricca selezione di opere che davvero ci fa entrare nel mondo di un artista capace di saper esaltare, attraverso un vero e proprio trionfo della luce, le più svariate bellezze femminili, al punto da svelarne l’anima più intima e misteriosa. Nelle tavole esplicative e nelle installazioni video che corredano la mostra, ci viene spiegato che “Boldini fu in grado di psicoanalizzare i suoi soggetti, le sue “divine”, facendole posare per ore, per giorni, sedute di fronte al suo cavalletto, parlando con loro senza stancarsi di porre loro le domande più sconvenienti, fino a comprenderle profondamente e così coglierne lo spirito. Farsi ritrarre da Boldini significava svestire i panni dell’aristocratica superbia; occorreva stare al gioco e accettarne le provocazioni, rispondendo a tono alle premeditate insolenze ma, infine, concedersi, anche solo mentalmente, facendo cadere il muro ideologico dell’alterigia, oltre il quale si celavano profonde fragilità.”

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Ed è assolutamente vero, perché a guardare quei sorrisi e quegli sguardi e quei corpi, adagiati o in movimento, bene si percepisce l’anima delle persone ritratte! Ma non solo: è in Boldini una caratura estetica superiore, quasi stregonesca… Mi spiego meglio: all’interno della mostra vi sono diversi dipinti di artisti di quell’epoca. Opere pregevoli, ci mancherebbe…ma il confronto con quelle di Boldini è assolutamente impietoso! Perché quelle sono, come dire, incasellate nel loro tempo e nel loro spazio, mentre le stupende signore dipinte da Boldini sono incredibilmente vive!  Sono pura luce piena di un’incredibile magia, che esce prepotentemente dal quadro e ci abbraccia con una bellezza fantastica ed inebriante!

Boldini coglieva contemporaneamente sia l’attimo fuggente di un volto, di un’espressione, che gli consentiva di rivelare lo stato d’animo, anche grazie alla mimica stessa del corpo ritratto sia, nello stesso tempo quell’intimità permanente che è rappresentativa della più profonda femminilità. Fantastico.

Mi hanno poi colpito molto i dipinti degli anni della più avanzata maturità e poi della senilità, con quelle potenti e vorticose pennellate, vere e proprie sciabolate di colore, che portavano un qualsiasi ritratto all’interno di un’incredibile modernità di movimento, dalla dinamica estrema e a volte furibonda. Basti guardare il magnifico dipinto dove il soggetto sono i Dragoni a cavallo.

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Si tratta dunque davvero di una mostra dal fascino immenso, da dove non si uscirebbe mai e dove viene voglia di tornare presto, tanto la seduzione delle splendide signore dipinte ed esaltate da Boldini sa unire, ad un’immensa luminosità, una straordinaria ed espressiva sensualità, che trabocca dalla maggior parte dei suoi incredibili ritratti.

Ma lasciatemi brevemente dire anche dire della bellezza del luogo, dove è stata installata la mostra: si passa, seguendone l’itinerario, nei corridoi e nelle cantine di un palazzo immenso e bellissimo, il cui fascino è davvero notevole. Poi, consentitemi anche una piccola critica, in tutto questo: la mancanza di un adeguato accompagnamento musicale! Le splendide pitture di Boldini avrebbero potuto essere circondate da ancora più fascino, se nell’aria di quei saloni e di quelle scale fossero state accompagnate dalle musiche francesi dell’epoca in cui sono state dipinte: il liquido e sensuale pianoforte di un Debussy, di un Ravel, oppure di Satie…sarebbe stato uno splendido valore aggiunto, e non solo per chi, come me, adora quella musica. Ma questo non sminuisce certo l’immenso valore di una mostra davvero indimenticabile: andateci, andate a Palazzo Mazzetti…e, credetemi, ne uscirete con gli occhi colmi di bellezza e meraviglia…

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