Le meraviglie di un angolino del Monferrato: Piancerreto fra la cultura internazionale e il Jazz.

Non ero mai stato a Piancerreto, una piccola frazione di Cerrina Monferrato, 90 abitanti circa…ci sono andato su invito della Presidente de “I Marchesi del Monferrato”, sia per visitare la casa-museo di Armand Gatti, grande intellettuale francese di evidenti origini italiane, o meglio monferrine, che proprio qui veniva a riposarsi e scrivere, sia per assistere ad un concerto Jazz della serie dei Concerti Cartolina dello splendido Monfrà Jazz Fest 2022.

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Ora, lasciatemi confessare la mia ignoranza, ma io non conoscevo alcuno scritto di Armand Gatti, né ne conoscevo l’importanza nell’universo intellettuale francese e non solo. Poi sono entrato in quella dimora e ci ho trovato una quantità straordinaria di libri e di foto e di dipinti e di tavole piene di sculture di gatti e di altre sculture ancora…insomma piene di una straordinaria vivacità intellettuale che mi lasciava senza fiato. Libri in ogni stanza, in ogni angolo, su ogni scrivania.

Poi, eccomi al cospetto di una piccola scrivania con vista sul bosco, con vari manoscritti di Gatti, ed una gentilissima persona, la Dottoressa Maria Teresa Aristei, traduttrice e collaboratrice di Armand Gatti, che mi ha introdotto alla conoscenza di questo intellettuale che, pur di caratura internazionale, non ha mai dimenticato la terra della sua anima, il Monferrato, ed in particolare questo luogo splendido e minuscolo che è Piancerreto, frazione di Cerrina Monferrato.

Tutto in Maria Teresa esprimeva un amore intellettuale davvero trascinante e coinvolgente nei confronti di Armand Gatti: ascoltarla parlare del Maestro, con sulle labbra un sorriso splendido e gli occhi altrettanto risplendenti di entusiasmo, era semplicemente fantastico. Sarei stato ad ascoltarla per tutto il pomeriggio, ma dopo un po’ sarebbe iniziato il Concerto Jazz. Tuttavia, ho insistito per sapere almeno se era possibile leggere qualcosa di Gatti, e lei mi ha fatto consultare una pubblicazione del 2000, tre volumetti in cofanetto, uno dei quali con uno scritto di Gatti tradotto anche da lei stessa. Mentre mi spiegava ed io ascoltavo con un certo rapimento, è sopraggiunto il figlio di Gatti, che faceva da cicerone, ma parlava solo francese. Quando Maria Teresa gli ha spiegato il mio sincero entusiasmo, mi ha gentilmente omaggiato di questo testo, dal fascinoso quanto misterioso titolo “La famiglia delle colline che aveva le ali al nome”, che ora è qui sulla mia scrivania e che leggerò con immenso piacere ed altrettanta curiosità. Ma lasciatemi aggiungere che, grazie all’aiuto di Maria Teresa, intendo approfondire la figura di Armand Gatti anche con la prospettiva di uno specifico articolo dedicato alla sua figura di intellettuale francese con il cuore monferrino.

Ma ora lasciate che vi parli del concerto Jazz. Che fa parte di una rassegna cosiddetta “Concerti Cartolina”, perché legati ad uno specifico piccolo territorio, del Monfrà Jazz Fest 2022. Concerto purtroppo iniziato sotto una stella poco benigna, perché era previsto il Gandin-Panico duo (Alberto Gandin, chitarra e Mara Panico voce) in “Omaggio al cinema”, ovvero la presentazione di brani Jazz legati alla storia del Cinema, anche se non necessariamente nati appositamente come colonna sonora di un determinato film. Ma Alberto Gandin è risultato positivo al Covid e quindi è stato sostituito all’ultimo istante da Andrea Rogato, che però è un pianista…quindi un piano elettrico e via, che si poteva fare d’altro? Anzi, complimenti all’organizzazione per non aver disdetto il concerto, che comunque è stato seguito da un discreto pubblico e molto apprezzato.

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Certo, all’inizio mancava un po’ di interplay, data la scarsa dimestichezza musicale dei due, la voce di Mara Panico doveva scaldarsi…ma poi i giovani musicisti, che si sono rivelati anche dei validi professionisti, capaci di affrontare anche il disdicevole imprevisto, hanno inanellato una serie di notevoli brani di Jazz Classico, da Duke Ellington (ad esempio l’iniziale Take the A Train, che era la sigla dei concerti dell’Orchestra di Ellington, ma anche la trascinante It don’t mean a thing, if it ain’t got that swing), a Gershwin (una Summertime molto coinvolgente), tratti dai tanti bei film, a cominciare da quelli dal grande Woody Allen, che ha massicciamente utilizzato il Jazz (che pure lui ama suonare al clarinetto) in tanti splendidi film. Ricordo poi fra le tante altre una bella interpretazione di Hit the Road Jack, resa famosa da Ray Charles, che i due ci hanno restituito con una interpretazione giocata su una tessitura alta e molto particolare.

E poi, il luogo…ovvero il parco della dimora di Armand Gatti, un piccolo anfiteatro naturale fra gli alberi, tra le statue particolari e assai inquietanti con le quali lo stesso Armand Gatti ha popolato quell’angolo di mondo.

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Un onore al merito anche alla Pro Loco e al Sindaco di Cerrina, che hanno collaborato grandemente e con notevole efficacia ad organizzare tutto questo. E concludo dicendo che, sì: a Piancerreto, domenica scorsa, grazie alla straordinaria sinergia di chi ha curato la casa-museo di Armand Gatti, grazie agli organizzatori del Monfrà Jazz Fest 2022, grazie ad un sindaco e una Pro Loco che evidentemente credono, e molto, nella valorizzazione del loro territorio, per quando minuscolo sia, ho vissuto un pomeriggio davvero straordinario, che (nonostante tale termine sia eccessivamente abusato, perdonatemelo) non posso che definire magico.

 

 

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