Ucraina: olio di girasole, aumento record del 66%, tra speculazioni e blocco navale

Per blocco delle forniture molte industrie hanno dovuto modificare le ricette dei propri prodotti.
Ce ne siamo accorti facendo la spesa. L’olio di girasole, con un aumento record del 66%, è il prodotto alimentare che ha fatto registrare in Italia il maggior incremento dei prezzi a causa del blocco navale dall’Ucraina da dove arriva quasi la metà (46%) delle importazioni nazionali per un totale di ben 260 milioni di chili, lo scorso anno.
Il dato emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Istat in riferimento alla partenza da Odessa del primo carico di 6mila tonnellate di olio di semi di girasole destinate all’Italia con la nave Mv Mustafa Necati come comunicato dalle Autorità Ucraine e Turche.
La mancanza di olio di girasole si è fatta sentire anche in provincia di Alessandria, dove è risultato introvabile sugli scaffali di alcuni supermercati mentre altre catene di distribuzione sono state costrette a razionare le vendite.
E, proprio in provincia di Alessandria, questa coltura ha subito nel corso degli ultimi anni una flessione passando dai 5.910 ettari del 2020 ai 3.968 del 2021 ai 5.279 del 2022 con una produzione totale passata dai 119.040 quintali al dato più recente di 105.580 quintali per l’ultimo raccolto.
“Molte industrie alimentari hanno dovuto modificare le ricette dei propri prodotti – ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco -. Infatti, oltre che tal quale per le fritture, l’olio di girasole viene impiegato dall’industria alimentare per la produzione di conserve, salse, maionese, condimenti spalmabili e la ripresa delle forniture può significare risparmi economici per le imprese costrette a rifornirsi con prodotti alternativi più costosi. Il blocco delle forniture dall’Ucraina ha determinato preoccupazioni per gli approvvigionamenti, tra rincari e forti speculazioni”.
La ripresa delle spedizioni è dunque destinata ad avere effetti anche sull’inflazione con i prezzi dei prodotti alimentari che sono aumentati in media del 9,6% a luglio, trainati proprio dall’olio di semi di girasole (+66%), dal burro (+31,9%) e dalla farina (+21,5%) che salgono sul podio dei prodotti maggiormente rincarati, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.
Si tratta di alimenti che risentono direttamente o indirettamente dal blocco delle spedizioni dai porti del Mar Nero determinato dall’invasione russa.
“L’Italia è costretta ad importare materie prime agricole a causa dei bassi compensi riconosciuti agli agricoltori”, ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco, sottolineando l’importanza di “intervenire per contenere il caro energia ed i costi di produzione con misure immediate per salvare aziende e stalle e strutturali per programmare il futuro. Occorre incentivare gli accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali con precisi obiettivi qualitativi e quantitativi e prezzi equi che non scendano mai sotto i costi di produzione come prevede la nuova legge di contrasto alle pratiche sleali”.

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