La gioia della musica in una notte d’estate: il coro P. Voices ad Oviglio.

Saprete che per chiunque abbia un piccolo luogo dell’anima, il proprio paese, il proprio quartiere, allora la sua festa, quasi sempre estiva, è un momento di grande emozione. Lo è da bambini, perché si vivono quei giorni come un sogno, con tutti gli amici presenti e pronti ad ogni scorribanda, ma, se non si è persa ogni capacità di tenerezza, lo è anche da adulti, magari con una patina di nostalgia.
Ieri sera c’è stata l’inaugurazione della festa del Paese di Oviglio, che come in mille altre riprese di feste dopo i due tremendi anni che ci siamo lasciati alle spalle, è davvero una sorta di festa della liberazione dalla pandemia, credo comune a moltissime piccole comunità di tutto il Piemonte, di tutta Italia.
E lasciatemi dire che per questa inaugurazione festiva non ci sarebbe stato modo migliore che quello di proporre il concerto del coro P. Voices (colonna portante della Oviglio Arte Onlus), che veramente ci ha regalato, in questa notte d’estate, il piacere della gioia della musica, la gioia immensa di cantare e far musica insieme (loro) per elargire a noi la loro stessa gioia a piene mani.
E così eccoci lì, tutti in chiesa ad ascoltarli…ma come, direte voi, in chiesa in piena estate? Beh, visto che la pioggia tanto invocata con riti e scongiuri di ogni genere pare finalmente arrivata, in compagnia di tuoni e fulmini per due sere di fila e poi per tutto il pomeriggio di ieri, la collocazione del concerto, che doveva essere all’aperto, nella piazzetta lì accanto, è stata spostata in chiesa…con un paio di piccoli guai, dovuti appunto nell’essere in chiesa: il primo è che la chiesa ha scarsi arredi e tendaggi, quindi il suono riflette molto sulle pareti nude e distorce un po’, il secondo è che fuori faceva un bel fresco, e per via dell’inversione termica, in chiesa si soffocava un po’. Ma nulla di male, credetemi, che dopo l’inizio del concerto, erano talmente coinvolgenti i brani proposti e talmente intensa interpretazione degli stessi, che si dimenticavano entrambi questi piccoli guai e ci si divertiva un sacco, con applausi scroscianti ed approvazione totale del numeroso pubblico.
Ma ora fatemi parlare del concerto, iniziando…dalla presentatrice. Che su chiama Serena Tettoni, è una corista, ma si è dedicata anche all’introduzione di quasi tutti i brani proposti. Questa è cosa buona e giusta. Per creare un corretto amalgama di attenzione e partecipazione, occorre dedicare qualche istante alla presentazione dei brani. Serena lo ha fatto benissimo, in modo pacato ma con una voce che faceva trapelare sempre il giusto entusiasmo. E le sue brevi presentazioni hanno saputo generare in noi che ascoltavamo la giusta e sana aspettativa di quello che avremmo ascoltato.
Poi fatemi dire una parola di solidarietà maschile per l’unico ragazzo in mezzo a 15 ragazze del coro, Fabrizio Biancardi, che in verità cito proprio perché se l’è cavata davvero benissimo sia nello splendido The Show Must Go On dei Queen, sia nel brano che apre il concerto, la celeberrima Stand By Me, che ha nelle sue parole iniziali il miglior viatico per un concerto notturno:
Quando arriverà la notte / e la terra sarà buia / e l’unica luce che vedremo sarà la luna / no, non avrò paura, / no, non avrò paura / finché tu sarai con me, sarai con me.
A questo inizio direi “classico” è seguito un repertorio decisamente scintillante, fatto di brani per lo più tratti da colonne sonore, dagli anni ’70 ai nostri giorni, con nella maggioranza dei casi la direzione del Maestro preparatore e concertatore, Andrea Girbaudo, che dirige con molta professionalità, sbracciandosi molto e trascinando le ragazze…e l’unico ragazzo. Si va dalla colonna sonora di Shrek, l’orco disneyano, ad un entusiasmante Fame (e qui si sprofonda nei ricordi: quando l’ho visto la prima volta al cinema, questo film, il mondo era ancora giovane…e io pure!), da un singolare arrangiamento del Maestro che ha provato letteralmente ad inviluppare il celeberrimo The Wall dei Pink Floyd con l’altrettanto celeberrimo Saturday Night Fever. Il risultato? Ero un po’ scettico, confesso, quando Serena l’ha presentato. Mi sono ritrovato invece ad avere una voglia matta di mettermi a ballare: davvero trascinante.
Non farò certo il resoconto di tutti i brani, ma fatemene ricordare ancora alcuni. Come The Gratest Show, interpretata con grande intensità dal coro con una cantante solista che non fa parte del coro, Simona Baraldo, peraltro l’unica vestita di rosso, mentre il coro era tutto in blanc et noir, dalla voce calda e timbratissima, molto affascinante. E poi fatemi dire della voce autenticamente blackdi Viola, la figlia del Maestro, che ha interpretato Hit The Road Jack di Ray Charles con una grinta fantastica! Ma ricordo anche una bellissima interpretazione corale di Meravigliosodi Modugno, brano sempre straordinario, ed il classico finale, con Fabrizio in una davvero notevole Somebody To Love.
Ora fatemi, in conclusione, aggiungere una chiosa del tutto opinabile e personale: fermo restando che il Maestro Girbaudo ha arrangiato, concertato, diretto davvero benissimo, io ho però una particolare predilezione per come dirige Arianna Torriani, perché lei non si limita mica a dirigere, lei DANZA la sua direzione, con un entusiasmo assoluto, trascinante e coinvolgente. Mi perdoni, Maestro, ma Arianna è fantastica!
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