Strane presenze fra le colline di Langa: il Parco Scultoreo Quirin Mayer di Bubbio.

Io a dire il vero manco lo sapevo che a Bubbio, un piccolo paese della Langa Astigiana, con circa 800 anime, ci stava un parco dedicato all’Arte contemporanea, con le sculture di Quirin Mayer, artista svizzero nato nel 1927 (la stessa età di mio padre, 95 anni: auguri!). Io stavo tranquillamente a pranzo a Canelli, in un ottimo, accogliente ristorante dal nome bellissimo, quando ecco che uno degli amici che sta con me dice: “Ma perchè non andiamo a Bubbio a vedere il Parco Scultoreo Mayer?“…io che vorrei evitare, gli sparo un “Ma Bubbio è parecchio lontano…” …ma ormai con Google sempre a disposizione certe balle non funzionano mica: “Ma se saranno una decina di km!” è infatti la sua risposta…E quindi? Quindi impossibile esimersi.

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Ed allora, dopo un breve tragitto, in parte su minuscole strade decisamente di campagna, eccoci lì, in un posto bellissimo di suo: una splendida e ricca villa proprio sul crinale fra le colline, nella bianca terra della Langa Astigiana, circondata da boschi e vigne, dove si può gustare, tanto da una che dall’altra parte della cresta, una vista mozzafiato.

E lì troviamo queste sculture, che vedete nelle immagini dell’articolo, ma anche svariate altre: davvero strane presenze nel panorama che le contiene. Strane ma non inquietanti, perchè sono opere coloratissime, solari, gioiose. A ben cercare, ci stanno nel Parco numerosi cartelli esplicativi, ed impariamo che le sculture colorate sono state ricavate da lastre di alluminio spesse 22 mm, ritagliate con una particolare tecnologia che taglia la materia con un getto d’acqua, quindi trattate a colori laccati, che raccolgono la luce dell’Alta Langa creando un paesaggio artistico originale e unico.

Effettivamente Mayer potrebbe essere paragonato ad alcuni dei grandi maestri del colore del passato, come Henri Matisse, ma anche, ad esempio, potrebbe essere assimilato a Kandinsky, per quanto concerne la relazione tra forma e colore. E Mayer stesso inietta in effetti nelle forme da lui create un innato sentimento di gioia.

Ma cosa rappresentano queste sculture così colorate e solari? Gli unici titoli che ho letto sono semplicemente dei numeri, che quindi nulla dicono. E allora possiamo lasciar volare la nostra fantasia, e vedere in una coppia di sculture affiancate i ballerini di un tango appassionato (la foto sotto), in altre le pinne di strani fossili marini che emergono dalle colline perché antichi abitatori delle stesse, quando ancora erano terre sommerse. O, ancora, nel più corposo gruppo di sei sculture (la foto sopra), la gioiosa danza di creature solari.

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E tutte queste strane, affascinanti composizioni sono sparpagliate sulla collina, dove sono state ricavati cinque grandi terrazzamenti, proprio per ospitare queste opere, all’aria aperta. Al centro del percorso, nella terza terrazza, è stato progettato un teatro all’aperto, semicircolare, in pietra di Langa, davvero molto bello e suggestivo, che può ospitare fino a 150 persone a sedere, ed essere dedicato a spettacoli di ogni genere.

E allora, infine, quando poi ci allontaniamo da questo posto così straordinario, pensiamo che, per quanto queste Opere siano strane, lasciano in effetti nell’occhio di chi le guarda, nei nostri occhi, un senso di gioia e di meraviglia, di grande solarità ed ottimismo. Eh, beh, allora, forse mi conviene ringraziarlo, l’amico che ha proposto di venire qui, a Bubbio, fra queste splendide colline.

 

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