Terme di Acqui, la Regione Piemonte: “Pronti a intervenire per difendere e rilanciare uno dei nostri patrimoni più preziosi”

Acqui Terme – Il futuro delle Terme è stato uno dei temi principali che ha caratterizzato la presenza della Giunta regionale oggi ad Acqui Terme, prima tappa della ripresa delle riunioni itineranti sul territorio dopo la fine dello stato d’emergenza per il Covid.
A Palazzo Robellini il presidente Alberto Cirio ha incontrato Enti Locali, Sindaco e Presidente della Provincia, e le rappresentanze sindacali dei lavoratori, gli albergatori e le associazioni di categoria insieme agli assessori al Lavoro Elena Chiorino, al Turismo e Commercio VittoriaPoggio, alla Sanità Luigi Genesio Icardi e all’Agricoltura Marco Protopapa.
Di fronte ad una situazione che vede la proprietà decisa a riaprire le Terme solo riassumendo come stagionali gli attuali 13 dipendenti della parte sanitaria, senza prospettive certe invece per i 15 lavoratori della parte turistica, la Regione ha garantito il massimo supporto per tutelare il futuro di un patrimonio professionale e storico ritenuto strategico.
“In una città che porta le terme nel suo stesso nome l’idea di rinunciarvi è impensabile – hanno sostenuto il presidente Cirio e l’assessore Chiorino -. Chi ha scelto in passato di uscire dalla compagine sociale delle Terme ha commesso un errore enorme, paragonabile al danno causato a Torino dalla rinuncia alle Olimpiadi invernali del 2026. Ma non vogliamo farci venire il torcicollo analizzando gli errori altrui, dobbiamo guardare avanti e la Regione è pronta a intervenire per tutelare e rilanciare questa straordinaria risorsa. Per farlo siamo disponibili a utilizzare uno strumento innovativo, ma già testato all’estero e in particolare in Germania, un fondo che ci permette di entrare con fondi regionali ed europei nel capitale delle aziende in crisi per rivitalizzarle, con il supporto di esperti del settore. Il turismo termale acquese ha un’altissima reputazione a livello nazionale e internazionale e la Regione lo ritiene strategico per l’economia del territorio. Non possiamo accettare che non ci sia la volontà di proseguire in questo settore per il futuro. Confidiamo di trovare collaborazione da parte della proprietà, pronti in caso così non fosse a esercitare le leve di cui disponiamo, incluso la revoca della concessione. Perché l’acqua è dei piemontesi e degli acquesi e deve essere messa a disposizione per creare ricchezza dove si trova”.

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