Coldiretti Alessandria: Peste Suina Africana, ok per 1,8 milioni dalla Regione ma subito azioni per depopolamento

Alessandria – Peste Suina africana: 1,8 milioni di euro stanziati dall’assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte per aiuti straordinari rispetto ai danni subiti dalle imprese suinicole che insistono in area infetta ed in quella buffer.
E’ quanto emerge dal provvedimento, approvato dalla Giunta regionale del Piemonte, che diverrà operativo dopo il parere della commissione europea.
“Sicuramente un provvedimento utile alle nostre imprese che stanno subendo una grave crisi a causa della Peste Suina, ma che sono anche fortemente messe alla prova dai rincari e dalle speculazioni di mercato in atto – ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco -. Resta, però, inaccettabile che, a quasi 20 giorni dall’ordinanza regionale relativa al depopolamento dei cinghiali, manchino ancora gli strumenti applicativi affinché si possa veramente partire con le azioni di contenimento straordinarie e specifiche su tutti i territori”.
Da parte della Regione, infatti, non sono state fornite dettagliate indicazioni operative per l’autocostruzione di gabbie e recinti di cattura, ma anche le linee guida per i programmi ed il profilo dei docenti per le attività di formazione, sia rispetto al corso di 3 ore sulla biosicurezza necessario per gli interventi nelle aree A1 e A2, sia per il corso di abilitazione dei soggetti attuatori del piano di depopolamento.
“Siamo all’avvio della nuova campagna agraria e alle imprese che si trovano nell’area infetta e in quella buffer, vanno date indicazioni precise e puntuali rispetto alle attività realmente praticabili, in quanto condizione necessaria per consentire un’adeguata programmazione e gestione – ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Roberto Bianco -. Con l’avvio delle semine, infatti, deve essere chiaro cosa è possibile realizzare di per evitare, oltretutto, ulteriori danni economici e reddituali visto il momento già difficile che le aziende agricole stanno vivendo a causa anche della guerra ucraina”.

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