Elezioni Catalane: il “negro di Vox” abbatte il partito popolare

Mentre in Italia il Presidente Mattarella ha deciso che, causa pandemia da Covid-19 non si deve votare e ci ha rifilato il governo dell’ammucchiata obbligatoria obbligatoria,  domenica scorsa in Spagna si e’ votato per rinnovare il Governo della Comunita’ Catalana, la regione scossa dal vento dell’indipendentismo. Il voto, caratterizzato da misure di sicurezza sanitaria, veramente imponenti, e’ risultato un flop dal punto di vista della partecipazione: solo il 53,55 % degli aventi diritto al voto si e’ presentato ai seggi. Nel 2017 La partecipazione era stata del 79,095: una caduta secca di 25 punti percentuali. In numeri assolutidi fronte ai 4.393.891 votanti del 2017, domenica solo 2.869.070 elettori  si son presentati ai seggi. Il timore del contagio ha contribuito in gran parte a tenere lontani i cittadini dai seggi, ma anche la stanchezza e i disincanto riguardo al tema dell’indipendentismo che aveva invece caratterizzato le precedenti elezioni.

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Quanto ai risultati va registrato come la lista che ha registrato il maggior numero di voti e’ quella del Partito Socialista Catalano, che ha schierato come candidato alla Presidenza il Ministro della Salute Salvador  Illa. Un risultato che pero’  avra’ scarso  impatto per la costituzione del governo locale, in quanto i partiti indipendentisti (pur divisi tra loro da invidie, gelosie anche su come condurre il processo indipendentista) hanno sommato il 505 dei voti espressi e conseguito complessivamente 74 seggi (su 135) nel parlamento  regionale che assicurando  ad un governo di coalizione indipendentista una sicura maggioranza. Tutti gli osservatori ritengono che il tentativo di Salvador Illa di rompere il legame tra i partiti indipendentisti e costituire un governo locale “progressista” (sulla falsariga di quello nazionale guidato dal socialista Pedro Sanchez) con il PSOE (33 seggi),  ERC (Sinistra Repubblicana, 33seggi), cui si aggiungerebbero gli 8 seggi di Podemos, abbia poche probabilità di successo. In ogni caso sembra che il pallino per decidere la formazione del nuovo governo sia proprio nelle mani di ERC, la Sinistra repubblicana, che potrebbe riuscire a superare i rancori e le invidie con le altre due formazioni indipendentiste e relegare i socialisti all’opposizione. Sul piano locale, pertanto le elezioni non sembrano aver apportato alcuna novita’. Sul piano nazionale tutti i principali commentatori concordano nel sottolineare tre aspetti: l’innegabile successo del Partito Socialista, la disfatta di Ciudadanos e del Partito Popolare, e l’irrompere anche nel Parlamento Catalano di Vox con i suoi 11 seggi.

La vittoria del Partito Socialista Catalano rafforza indubbiamente e da’ ossigeno al Primo Ministro Pedro Sanchez; il grande balzo in avanti registrato dal Partito Socialista in Catalogna e’ ascrivibile a Salvador Illa, Ministro della salute, che ha guidato la lotta al Coronavirus in modo meno incerto di altri colleghi europei e soprattutto con il sostanziale consenso delle Comunita’ Regionali, dei Sindacati e delle maggiori Associazioni Padronali. Quindi l’attuale governo esce quindi rafforzato da queste elezioni, anche perche’ l’altro alleato, Podemos nella sua versione catalana ha conservato gli otto seggi della precedente consultazione.

Il centro rappresentato dal Partito Popolare di Pablo Casado e  da Ciudadanos di  Ines Arrimadas hanno subito una forte sconfitta: il partito Popolare ha visto ridotti i suoi seggi anche rispetto ai gia’ scarsi risultati del 2017 passando da 4 a 3; Ciudadanos, che nel 2017 aveva conquistato la maggioranza relativa con ben 30 seggi, ha ridotto la sua presenza a soli  6 seggi dei 36 che l’attuale segretaria nazionale del partito, Ines Arrimadas aveva conquistato nel 2017. Ma se il risultato di Ciudadanos era scontato alla luce dei risultati delle ultime elezioni politiche nazionali, quello del Partito Popolare risulta ancor piu’ cocente se si considerano le aspirazioni di Casado di rianimare e ricostituire intorno al suo partito il “costituzionalismo” spagnolo, recuperando voti proprio nel bacino di Ciudadanos, bacino che invece sembra essersi riversato, oltre che sull’astensionismo, soprattutto verso ii Partito Socialista da un lato e verso Vox dall’altro.

Vox rappresenta la terza sorpresa di queste elezioni, forse la vera grande sorpresa. La lista guidata da Ignacio Garriga, ha conquistato ben 11 seggi nel parlamento locale, superando il Partito Popolare e Ciudadanos, qualificandosi come quarta forza politica della regione. Per El Mundo il partito di santiago Abascal, appartenente alla famiglia europea dei Riformisti-Conservatori guidati dall’italiana Giorgia Meloni, e’ uno dei grandi vincitori delle elezioni catalane. Con un risultato storico che provochera’ un vero e proprio movimento sismico nello spazio del centrodestra spagnolo, lasciando Ciudadanos tra le rovine e il Partito Popolare tremante. Questo risultato infatti riapre la sfida a Pablo Casado su chi deve guidare l’opposizione al governo di Pedro Sanchez; il sorpasso catalano rilancia Vox e suona come una fredda vendetta nei confronti di Pablo Casado, dopo il rifiuto di quest’ultimo e di Ciudadanos a votare la mozione di sfiducia al governo  proposta da Vox davanti alle Cortes. Vox, che quattro anni fa in Catalogna non esisteva, oggi e’ presente con 11 seggi, assumendo il ruolo di guida del centrodestra,  e contemporaneamente quello di antemurale dell’indipendentismo.
“Ci hanno convertito nei leaders della opposizione al separatismo e alla sinistra” ha proclamato Ignacio Garriga, il candidato Presidente di Vox, un giovane dentista, professore universitario di origini, per parte di madre, africane e per questo apostrofato come  “il negro di Vox”, di profonda fede cristiana, per questo (oltre che per la giovane eta’, 34 anni) chiamato anche il “boy scout di Santiago Abascal. In effetti Vox ha conseguito voti in tutte le provincie catalane, non solo nella piu’ popolosa, Barcellona, e con queste elezioni ha confermato di essere ancora in crescita, come ad ogni elezione che si e’ svolta dal 2019 in poi, dopo l’irruzione nel parlamento nazionale dove con con 54 seggi e’ la terza forza politica e l’ingresso nel Parlamento Basco.
Nella competizione interna al campo del centrodestra il risultato catalano ha indubbiamente qualificato Vox come punto di riferimento per la destra in una regione in cui il Partito Popolare e’ ormai una presenza residuale.
Dira’ il futuro se il Partito Popolare trarra’ profitto dalla lezione catalana per riacquistare fermezza nella opposizione al Governo “Frankestein” di Pedro Sanchez, condividendo le scelte di Vox, o se rinuncerà  definitivamente a presidiare le posizioni di destra, seguendo il cammino di Ciudadanos verso il viale del tramonto. Intanto dalla Catalogna viene anche un messaggio per l’Italia: le posizioni chiare pagano, i tentennamenti, il non schierarsi per paura di essere considerati di destra, no.

Aldo Rovito 

 

 

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