Cambia il Messale, da domenica gli italiani dovranno imparare le nuove risposte per la Messa

CITTÀ DEL VATICANO – Con la solennità di Cristo Re dell’Universo ha inizio l’ultima settimana dell’Anno Liturgico. Oggi, però, è anche l’ultima domenica in cui le chiese italiane celebreranno nel modo in cui tutti noi siamo abituati. Dal 29 novembre, infatti, sarà in uso, almeno nelle diocesi della nostra provincia, la nuova traduzione del Messale Romano. Tutte le altre diocesi avranno tempo fino alla prossima domenica di Pasqua per adottare la nuova traduzione.

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La terza edizione del Messale Romano è stata approvata da Papa Francesco il 16 maggio dell’anno scorso ed è stata aggiornata sotto il profilo teologico, pastorale e stilistico. Contiene, oltre alle variazioni della terza edizione tipica latina, anche altri testi facoltativi di nuova composizione adatti al giorno d’oggi.

Diverse le novità. Cambiano, infatti, alcune preghiere tipiche delle Celebrazioni Eucaristiche (per intenderci il Gloria e il Padre Nostro) ma anche diverse parti proprie del celebrante (come la Preghiera Eucaristica).

«Il libro del Messale – spiega il Card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI – non è soltanto uno strumento liturgico, ma un riferimento puntuale e normativo che custodisce la ricchezza della tradizione vivente della Chiesa, il suo desiderio di entrare nel mistero pasquale, di attuarlo nella celebrazione e di tradurlo nella vita. La riconsegna del Messale diventa così un’occasione preziosa di formazione per tutti i battezzati, invitati a riscoprire la grazia e la forza del celebrare, il suo linguaggio – fatto di gesti e parole – e il suo essere nutrimento per una piena conversione del cuore».

Ecco le novità della nuova edizione del Messale

Innanzitutto il celebrante non si rivolgerà più ai fedeli chiamandoli solo “fratelli” ma verrà aggiunta anche la parola “sorelle”. Cambia l’atto penitenziale perché Kýrie eléison e Christe eléison sono preferiti a «Signore pietà» e «Cristo pietà» anche nelle formule tropate. Ciò non toglie che il sacerdote possa scegliere di utilizzare ancora la formula «Signore pietà».

Cambia il Gloria perché la frase «e pace in terra agli uomini di buona volontà» diventa «e pace in terra agli uomini amati dal Signore». Ciò perché secondo Luca 2, 14 la formula sarebbe «homines quibus Deo bene vult» e, di conseguenza, per maggiore cantabilità italiana «uomini amati dal Signore».

Cambia il Padre Nostro perché la formula «non ci indurre in tentazione» diventa «non ci abbandonare alla tentazione». Chi prega, infatti, chiede al Padre di essere preservato dalla tentazione e di non essere abbandonato alla forza delle tentazioni. Viene, inoltre, introdotta la congiunzione «anche» assente nella formula che diventa «come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori».

Cambia anche la formula «Beati gli invitati alla cena del Signore. Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo» che diventa «Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell’Agnello». Ciò per essere più fedeli all’Apocalisse (19, 9) introdotta dalla riforma dell’Ordo Missæ di San Paolo VI.

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Nei riti di conclusione è stata inserita una nuova formula di congedo presente nell’edizione tipica latina del Messale: «Andate e annunciate il Vangelo del Signore». Viene data anche la possibilità di congedare l’assemblea con la formula tradizionale latina «Ite, missa est. Deo gratias».

Cambiano, inoltre, anche le Preghiere Eucaristiche. Le prime quattro sono nel Rito della Messa, quelle della Riconciliazione e del Sinodo svizzero (PEV) sono state ritradotte e si trovano in appendice. Non ci sono le Preghiere Eucaristiche dei Fanciulli.

Nelle parti comuni delle Preghiere Eucaristiche (dialogo iniziale, Santo, parole dell’istituzione, anamnesi, dossologia) non vi sono cambiamenti. Sono state, però, introdotte diverse modifiche là dove una maggiore fedeltà al testo latino avrebbe dato più precisione al contenuto ed al significato. Cambia la formula che, dopo le parole del Signore sul pane, introduce quelle sul calice. Tale formula è identica nelle Preghiere I, II, III e Riconciliazione I. Dalla formula «Dopo la cena, allo stesso modo…» si passa alla formula «Allo stesso modo, dopo aver cenato…» per rimanere fedeli alla versione latina.

La formula «Padre veramente santo…», presente nelle Preghiere II, II e Riconciliazione I, diventa «Veramente santo sei tu, o Padre…». Cambia anche la formula del post Sanctus che nella seconda edizione del Messale Romano recita «di accettare questi doni, di benedire queste offerte, questo santo e immacolato sacrificio» mentre nelle nuova edizione diventa «di accettare e benedire questi doni, queste offerte, questo sacrificio puro e santo». Il «ricordati di tutti i presenti» diventa «ricordati di tutti coloro che sono qui riuniti» perché i fedeli non sono semplicemente “presenti” a Messa ma “riuniti” nel nome di Cristo.

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Cambia l’epiclesi. La formula, infatti, passa da «santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito» a «santifica questi doni con la rugiada del tuo Spirito». Cambia anche l’inizio del racconto dell’istituzione, che passa da «offrendosi liberamente alla sua passione» a «consegnandosi volontariamente alla passione». Come cambia anche la formula «per averci ammessi alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale» che diventa «perché ci hai resi degni di stare alla tua presenza…».

Cambia la preghiera di intercessione per la Chiesa, che passa da «e tutto l’ordine sacerdotale» a «i presbiteri e i diaconi».

Nella Preghiera Eucaristica III cambia la formula «Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito» che diventa «Lo Spirito Santo faccia di noi un’offerta perenne a te gradita».

Vengono, infine, cambiate le traduzioni di alcune Collette.

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