Philippe Daverio non è più tra noi e non mancherà soltanto al mondo dell’arte

Nel parlar schietto si dice che una persona è mancata e Philippe Daverio, oggi e nel futuro mancherà non soltanto quanti lavorano, si impegnano, traggono ispirazione, ma a tutti quelli che gioiscono dell’arte.

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Ricordo d’averlo incontrato in due occasioni, quest’uomo prima ancora che personaggio, che ha saputo far vivere l’arte ed allo stesso tempo renderla avvicinabile, esattamente come egli stesso era, come ha saputo essere.

Le due occasioni a cui accenno sono collegate fra loro, perché mi era stata data l‘occasione di collaborare alla realizzazione di una importante mostra dedicata al Futurismo da organizzarsi in Alessandria (“A+B+C/F=Futurismo. 100 anni di parole in libertà”, nel 2009, in varie sedi espositive).

L’apertura della mostra, che ha avuto luogo nella parte allestita da Palazzo del Monferrato, venne infine affidata proprio a Philippe Daverio, che seppe incantare e divertire con una conferenza spettacolo deliziosa e affascinante, accompagnato da Cristophe Daverio e Anna Rosa Faina Gavazzi.

Al termine dello spettacolo, da autentico appassionato, s’immerse nel ruolo di accompagnatore di gruppi, incantando con parole ed un modo di fare sempre molto affabile.

Ecco, però il ricordo a cui tengo di più e che ritengo meglio rappresenti l’uomo piacevole per cultura e capacità di stare al Mondo è invece legato al primo incontro, quello in cui con la piccola delegazione di organizzatori e collaboratori della costruenda mostra, andò al MIART in Milano proprio per incontrare Daverio allo scopo di invitarlo all’iniziativa.

Si stava in una sorta di piazzetta interna, compresenti anche altri organizzatori di mostre, galleristi, artisti, insomma una piccola folla di addetti ai lavori in cui tutti quanti egualmente ambivano di incontrarlo, chiacchierare con lui, invitarlo a qualche evento.

Di poco discoste due ragazzine, con tanto di grandi bloc-notes in mano e sguardi speranzosi, che timidamente non osavano avvicinarsi più tanto al gruppetto.

Philippe comunque le notò, si volse verso di loro e gentilmente chiese se volessero parlare con lui, forse intervistarlo e disse che le immaginava studentesse d’arte, senza sbagliarsi tant’è che entrambe annuirono.

A quel punto si rivelò l’autentica natura dell’uomo, che volgendosi al gruppetto originario spiegò, scusandosi, che avrebbe ascoltato le domande di quelle due sue nuove amiche per comunanza di passione, e dedicò alle emozionatissime ragazzine oltre mezz’ora del suo tempo, rispondendo in modo pacato e riflessivo, esattamente come avrebbe fatto con qualsiasi altro giornalista.

Sei un grande, Philippe Daverio.

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