Il diario dello smarrimento

“IL DIARIO DELLO SMARRIMENTO” in una interpretazione ‘Re-censoria’ personalistica in versione ‘diario degli smarrimenti’ poiché tra i ricordi del periodo infantile ai giorni più format(t)ivi vengono incisi con una lucida analisi una miriade di fatti, aneddoti, storia, letteratura … Perché tutto non venga perduto e non vada disperso dall’oblò dell’Oblio. Una tumultuosa narrativa, una narrata pacata ‘tumultuosità’ d’intimi momenti di vita adolescenziale, giovanile, adulta. Una crescente gradualità del ‘sentimentalismo’ dell’autore Andrea di Consoli con il libro “Diario dello Smarrimento” nella Collana diretta da Filippo La Porta – ‘Inschibboleth Edizioni’ -.
di antonino freni

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Tra i tanti programmi a carattere culturale spicca con autorevolezza < Fahrenheit > con quell’eterno incipit: del ‘Brucia Ragazzo Brucia’: per raggiungere ‘bruciando’ le tappe dell’indifferenza e dell’ignoranza in antitesi a quel ‘451’. L’invito di ‘Negrito Blanco’: “Ragazzi portate avanti i Vostri Ideali, non credete a quella gran parte di ’Predicatori’ che portano avanti le loro idee e convinzioni unicamente per partito preso senza mai evidenziare o ammettere eventuali colpe e responsabilità e nel non chiedere mai scusa il tutto per il classico ‘Pro domo …’ “. Il programma giornaliero scandaglia magnifiche Perle letterarie con Alte argomentazioni in quel suo vasto ‘Oceano Mare’. Dalla preziosa quotidiana ‘conchiglia’ suona gradevolmente con un botta e risposta immediata l’anima del libro che tratta l’articolo odierno.
Si dialoga – con l’autore Andrea Di Consoli – ‘Ndrja, Ndrjareddu nostru’ – e viene sviscerata la trama del “Diario”. Lo ‘scandaglio’, la ricostruzione ‘storica’, la Genesi e lo svolgimento , ‘l’iter’ del volumetto che ‘ascoltato, prenotato, comprato, letto e sviscerato’ come direbbe una grande Intellettuale del nostro tempo, nel batter di pagine ci piace proporlo in “Breve Sintesi” (sic). Preziosi meandri coi miasmi nei marasmi. Quando si dice cogliere l’essenzialità. “Miseria e Nobiltà” Gl’Ideali dei vent’anni, la felice adolescenza, la Maturità con orgoglio e le ‘Fecundità’ non prive di latenti sconfitte e delusioni che la Vita inevitabilmente pone innanzi anche alle più provette e raffinate Personalità.
Fari, Lampioni, Luci ed Ombre, stazioni ferroviarie, bar, locali notturni, pub e kepab, ‘raccordi’ fermate autobus e metro con incontri ravvicinati del ‘primo tipo’ che parlano silenti all’osservatore incallito non impassibile ai fermenti, pur provenendo dai Sarménti: “Il ragazzo che dava da mangiare ai conigli parlava all’intera Nazione”.
< Percorrere l’Italia da Sud a Nord significa percorrere le nostre tante anime in una sorta di allegoria geografica: dalla terra dei miti, dell’infanzia, del furore e della bellezza a quella del realismo, della concretezza e del compromesso, a quella della maturità, dell’operosità e del profitto >.
Chi ha viaggiato in lungo e in largo della Penisola e maggiormente ( purtroppo è una costante ) dal Sud a Nord – evidenza non del tutto trascurabile – può comprendere le difficoltà, le barriere ‘architettoniche’ che gli si ‘innalzano innanzi’. Con quel “Tiremm innanz” lo storico invito – tirando le somme – trae le conseguenze di una vita di per sé continuamente ‘travagliata’ nel tentativo di superare i numerosi ostacoli dotandosi di una corazza in più per affrontare infinite difficoltà. “Il fuoco amico” talvolta è il più pernicioso effetto nel campale ‘combattimento’.
Oggi, ancor probabilmente con più devastante ‘andatura’ le Ragazze’ e i Giovani del Sud che hanno studiato – e non – ed hann voglia di realizzare i loro sogni sono costretti per la miopia politica imperante da decenni a dover ‘espatriare’ in Luoghi ove le loro capacità siano meglio ben viste. Nel mentre noi ‘ragazzi del secolo scorso’ andavamo semplicemente al Nord per sbarcare il Lunario ed in tanti – chi più chi meno – ci riuscivamo: anche con piccole riserve mentali. Il nostro Paese non disdegnava nella totalità i suoi figli provenienti dai più sperduti luoghi d’origine. Li accettava, li metteva alla prova e il benché minimalistico sogno soleva e potevasi così realizzarsi. Oggi non più. Lavori più che umili non vengono rifiutati e che non si disdegnano per sbarcare il lunario ma con paghe irrisorie che san di ‘schiavismo’. “In Svizzera quando mio padre emigrò, noi italiani venivamo ispezionati alla dogana come porci, sistemati nelle baracche di legno, esclusi dai ristoranti e dai caffè …”
Nel mentre nell’ immediato noi importiamo profughi e rifgugiati che con molta anzi con sicurezza quasi assoluta verranno impiegati nel migliore dei casi per alimentare il c.d. ‘mercato nero’ in ogni ambito lavorativo. Con la prossima uscita del film “L’hotel degli amori smarriti” con il “Diario” entrambi risultano capillarmente invasivi, intrusivi per far luce e posto allo scriteriato mondo moderno con un critico sguardo sul passato più o meno recente che si apre a mo’ di battistrada. Ulteriormente con molta probabilità non più tornerà ma che di fatto aveva lasciato tracce di romanticismo estaticamente corpose e senza narcisismi. Gl’infingimenti ormai sono di moda. Il Passatista sembra un’oscurantista ed invece non è altro che Colui che salvaguarderebbe il meglio e l’utile delle Mode trascorse senza per ciò rinnegare il ‘mellifluo’ raffozzonato’ presente ‘presidenzialismo’ a tutto tondo anche dei più meno ‘titolati’ ‘ex cathedra’. “Tutti ci cascano quando investiti di un qualsiasi Poter – incoronati – credono di rimanervi per sempre. Adulazione ed euforie: poi la fine indecorosa. Mancata consapevolezza di caducità.
Sperticatamente contro ogni forma di ‘occlusione’ nei ritmi di vita che un tempo primeggiavano e assecondavano la vita dell’uomo: L’inverno era inverno, Le feste erano tali e quali, la Scuola era baluardo inscindibile per la crescita civile di ogni individuo. La sanità non faceva distinzione tra poveri e ricchi. I cibi e l’alimentazione in genere erano sani e non di indubbia provenienza. L’acqua sgorgava dalla viva fonte o dal ‘sacro fiume’ e non veniva racchiusa nelle ‘perniciose’ plastiche. “Il cibo è uno dei principali nemici della società cosiddette avanzate”. Il diario degli smarrimenti ‘oggettivi’ nel contesto e dello smarrimento ‘soggettivo’: la personale andatura della ‘voce narrante’. In lungo e in largo su strade impervie ora in salita poi in discesa con panorami mozzafiato o baratri a vista d’occhio del tutto parati dinnanzi lungo il difficile cammino di ogni essere vivente. Non “Pensieri oziosi di un ozioso” di J.K. jEROME ma di un ‘sol uomo in barca’. “La Libertà ha senso solo se, per ragioni etiche e morali sai di dover rinunciare a qualcosa di sé” “Non siamo uguali solamente nei punti deboli giammai nei talenti. Siamo eguali nella debolezza e nella fragilità…” “Saper nascondere le ore e i giorni delle difficoltà e del dolore, della povertà e … Per evitare prima o poi le ‘Umiliazioni’.
L’importante saper sempre discernere … alla ricerca dell’arca perduta andare, percorrere avventurarsi in nuove esperienze, ricordare, riordinare …“Ogni lasciata … è un’occasione perduta”: meglio lasciar perdere … che prendere e lasciare… Alt(r)a forma mentale per vivere sonza ‘doglianze’ e allora via o vai con i ‘rimpianti’.
Quando l’amore non era a portata di un ‘click’ ma di uno sguardo che significava tutto e mai il contrario di tutto. L’empatia fisica e mentale si univano in stretta simbiosi osmotica. Un ‘Tram dei desideri’, ‘Una gatta sul tutto che scotta’. Un opossum non in cattività o: “Il cappotto di astrakan”. Un ‘non possumus’: mamma non vuole babbo nemmeno … “L’autobus contrassegnato con il numero ‘105’”. Un 7 sbarrato che ti portava nel luogo più accogliente e caldo del mondo un 64 un 15 uno strimpellante tram, una veloce filovia che si faceva strada con autorevole marcia tra fila e fili che non portavano ritardi e guasti in innumerevoli occasioni. Quando il conducente o il conduttore non poteva essere distratto dal viaggiatore ma che indicava con solerzia e tempestività l’appropriata fermata o discesa dal tram. La cortesia era doverosa insita ovunque. Il controllore del mezzo pubblico era annidato nella duplice veste di ‘bigliettaio’: poi per essere moderni s’installarono le macchinette e i danni si moltiplicarono: porto-ghesi e porto-liberi presero il sopravvento. Potevi trovare tutto e somme indicazioni per raggiungere il meglio e ove risiedeva la vera vita. Il sol citare P.P.P. e Mao fa parare innanzi la miglior letteratura e o ‘fate voi’ la migliore o peggiore delle dittature. Con dei piccoli incisi nel volumetto la debita ‘spiegazione’. A quanti autori o ‘presunti’ tali non è mai capitato di doversi disfare per i motivi più vari della propria piccola o grande raccolta di libri, giornali, riviste, prime e seconde edizioni e raccolta dei relativi primi e interessanti numeri: Anche a di Consoli -sconsolato – è capitato.
Dover ‘svendere’ l’intera biblioteca una vera e propria ‘catastrofe’ che non passerà inosservata.
Anarchia distica vige sovrana tra le più moderne Istituzioni e nella Collettività teleguidata dai media e manovrata con indiscussa abilità. < “Panta rei” a cui dovrebbe seguire contemporaneamente il ‘cui prodest’ per comprendere ogni azione e ogni ‘diceria’ > . Come ha sempre asserito quel mio grande insegnante: quel Negrito Blanco del quale di tanto in tanto si attinge incidendo alcune sue citazioni.
Ad esempio: “A volte o il pù delle volte le persone credibili risultano incredibili e quelle apparentemente incredibili sono del tutto credibili”. Non è una contraddizione; è un inconfutabile ‘ evulso’ dato di fatto.
Il Pachidermico ‘Carrozzone’ va avanti con pletora inconcludente nel non ‘arginare’ ogni margine di errore.
Il ‘revanscismo’ pesare sulle coscienze non basta più: poi passa tutto e si ritorna come prima. Restituire il maltolto anche con gli interessi degni del miglior Capitale.
Una ‘rivincita’ che sta semplicemente a significare che il passato abbandonato del tutto per un presunto e remunerativo modernismo potrebbe fare la differenza. Si! Ha prodotto l’indifferenza ma senza benefici del tutto accettabili e compendiali al buon vivere.
Oasi di pace e serenità in ogni angolo con i classici ‘chioschetti’ di bevande fresche o edicole prese d’assalto ad ogni prima uscita di un nuovo giornale che per mesi e mesi s’incastonava tra le più voraci visioni letterarie di ogni novello o compassato lettore. “Uno scrittore muore quando non sa stare più da solo, quando la forte vita gli scosta le parole; quando non riesce più ad abbassare lo sguardo su un foglio …” Diceva Sciascia: “Il mare colora del vino: dà sensazioni di ubriacatura”: Lo stordimento di fronte all’Immensità che faceva vaneggiare gli “Immortali’.
Focolare domestico portava seco immagini di serenità a tutto tondo. Gli anziani e i malati non venivano abbandonati al loro trito e triste destino ‘segregati’ e confinati tra le mura di un Ospizio o affidati alle ‘amorevoli’ cure delle Badanti. Una moda ormai che non fa più distinzioni tra un luogo e l’altro. Perso il vizio della solidarietà. Oggi per un camuffato “Gomblotto” o meno i “Complotti’ allignano un po’ ovunque e dal Focolare domestico siamo passati ai ‘focolai’ dislocati in ogni dove. Nessuno escluso, nessuna Località preclusa ai più assurdi ‘cinguettii’. “Il dolore assoluto gonfia o scava le carni come un mostro famelico”. E, quindi “I cattivi pensieri, gli stati d’animo brutti, l’assenza di senno, le angustie effettive ammalano il corpo più delle sostanze cancerogene, il sistema immunitario s’indebolisce. Il tumore è spesso una malattia dell’Anima…”.
Saggezza antica superiore alla presunta dogmatica e schematica forma di conoscenza odierna studiata a tavolino.
Nel diario inseriamo anche le perdute abitudini di comprare uno o più ‘in quotidie’ più giornali e riviste che portavamo con orgoglio sottobraccio indicando ‘fieramente’ la meticolosa apparteneza. La schedina del sabato sera con il fatidico ‘punch’ in allegato Bar.
Spiazzante ed esilarante allo stesso tempo la risposta che ‘C. E. Gadda’ profferì all’indirizzo dell’allora Direttore del Corriere della Sera nell’averlo invitarlo a scrivere per il quotidiano. Una degna risposta ‘vìndice’ per i tanti Talenti Giovani e meno… disattesi e mai presi in considerazione dalle Redazioni in genere – salvo talune – indirizzate e propense col degnarli almeno minimamente con un semplice ‘Grazie per l’invio del suo dattiloscritto’ … “Quando dicono con scarsa convinzione e credibilità… ‘Largo ai Giovani'”. Eppure pur non essendo tra gli addetti ai lavori ho potuto constatare che c’è più Luce e completa capace argomentazione in taluni ragazzi emergenti che ho potuto conoscere ed apprezzare che tra le tante vacue ed inespressive Firme del ‘firmamento’: – purtroppo – Loro malgrado questi Giovani navigheranno con ‘pressezza’ nel ‘Limbo’ dei ‘Mottetti’.
Uno era uno e due più due facevano quattro: Adesso vige il potrebbe … Il sarebbe … il dovrebbe… Mai il ‘doveroso’ dovesse … Sdoppiata visione. Scriteriato ‘irreggibile’ modernismo.
Una visione d’insieme unilaterale di un finto multilateralismo.
Solo dialogiche interpretazioni di convenienza partitica o personalistica.
E mai una conclusione certa ed affermata. Asserzioni e Interpretazioni distorte e così ‘tirumma innanz’.
Diceva Primo Levi ad Auschiwitz: “Bisogna sempre sforzarsi di recitare a memora dei versi quando intorno a noi c’è l’inferno. Ecco perché è importante imparare a memoria le Poesie.” “Nelle mie viscere c’è il Cuore e l’Intelligenza”. Ed infine “Scrivere poesie è rischioso, fa vergognare, a volte imbarazzare, perchè una poesia può finire nelle mani di chiunque … ”
La solitudine contadina diceva: “Non farti umiliare dai “Dritti”, da quelli che hanno studiato: non ti prenderanno mai in seria considerazione. Il momento più alto di un uomo: quando ricevendo il male, egli piange per la sofferenza del suo carnefice: del poi sono empie le fosse.
Alla fine della vita percepiamo sempre una febbre, il furore e le nostre più vive ‘istintualità’.
“Percorrere molti chilometri, trascina con sé sassi, tronchi, pesci, relitti e ossa. Ma la forza del fiume è al suo centro – al centro la sua invisibile Verità. Come uno smisurato amore che spinge, urla, scava e corre dritto verso il mare, dove vuole perdersi, confondersi; e non chiamarsi mai più fiume, ma mare – smisurato, smemorato Amore.

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