Nino Di Matteo attacca il Ministro Bonafede: “Mi ha chiamato al Dap ma poi le intercettazioni dei boss gli hanno fatto cambiare idea”

A giugno 2018, il ministro Bonafede mi chiese se ero disponibile ad accettare il ruolo di capo dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap), o, in alternativa, quello di direttore generale degli affari penali. Chiesi 48 ore di tempo per dare una risposta”. Sono le parole di Nino Di Matteo, noto magistrato antimafia ed ora membro del CSM, intervenuto ieri sera su La7 nel corso della trasmissione Non è l’arena condotta da Massimo Giletti.

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Di Matteo, però, non si è limitato a quello ed incalzato dalle giornalista ha lanciato accuse gravissime contro il Ministro della Giustizia. “Quando ritornai, avendo deciso di accettare la nomina a capo del Dap, il ministro mi disse che ci aveva ripensato e nel frattempo avevano pensato di nominare Basentini”, prosegue il magistrato che, poi, spiega il motivo della sua mancata nomina. “Alcuni boss sottoposti al 41 bis intercettati avrebbero detto: «Se nominano Di Matteo è la fine»”. Giletti insiste per avere una spiegazione dicendo: “Lei ci fa capire che il timore che la sua nomina potesse portare reazioni è stata messa da parte per un personaggio meno invasivo e forte, rispetto a lei?”. E Di Matteo conclude: “Io sto solo riportando un fatto”.

Accuse gravissime. Il Ministro della Giustizia, allora, è subito intervenuto telefonicamente per smorzare la polemica. “Sono esterrefatto nell’apprendere che viene data un’informazione che può essere grave per i cittadini, nella misura in cui si lascia trapelare un fatto sbagliato, cioè che la mia scelta di proporre a Di Matteo il ruolo importante all’interno del Ministero sia stata una scelta rispetto alla quale sarei andato indietro perché avevo saputo di intercettazioni” ha detto Bonafede. “Gli ho parlato della possibilità di fargli ricoprire uno dei due ruoli di cui ha parlato lui, gli dissi che tra i due ruoli per me era più importante quello di direttore degli affari penali, più di frontiera nella lotta alla mafia ed era stato il ruolo ricoperto da Giovani Falcone. Alla fine dell’incontro mi pare che fossimo d’accordo, tanto che il giorno dopo lui mi chiese un colloquio e mi spiegò che non poteva accettare perché voleva ricoprire il ruolo di capo del Dap”.

Francesco Basentini, però, è stato coinvolto pochi giorni fa nello scandalo sulle rivolte nelle carceri e sulla scarcerazione di alcuni boss tra cui Pasquale Zagaria.

Chi avrà ragione? Bonafede o Di Matteo?

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