Le proposte del centrosinistra novese per la Fase 2

NOVI LIGURE – Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del centrosinistra di Novi Ligure per la Fase 2.

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Nella gestione dell’emergenza abbiamo ritenuto necessario e doveroso assumere un atteggiamento di collaborazione nei confronti dell’amministrazione leghista perché di fronte al dramma che ci ha colpiti la collaborazione è un obbligo nei confronti della cittadinanza. Ci saremmo, però, aspettati maggiore iniziativa da parte della giunta, il Comune ha un ruolo essenziale, è la prima istituzione con cui i cittadini si confrontano ed è la prima a cui si rivolgono. Invece, abbiamo assistito allo svolgimento di un compitino, quasi subìto, in cui non si è tenuta in alcuna considerazione la responsabilità dimostrata: la situazione è difficile in termini di contagi e in termini economici, di fronte al silenzio noi ci sentiamo in dovere di avanzare le nostre proposte per far ripartire Novi Ligure.

I buoni spesa

Ad oggi i buoni spesa sono stati distribuiti (poco – solo 40.000 euro sui 150.000 assegnati a Novi) solo attraverso il CSP. Questo sta tagliando fuori decine di famiglie. Bisogna subito coinvolgere associazioni di volontariato e di categoria per arrivare a chi oggi ha più bisogno. Bisogna inoltre accelerare i tempi, la risposta del Consorzio è ad oggi troppo lenta (ci segnalano attese anche di 10 giorni per arrivare ad avere i buoni).

Prevenire la “bomba sociale”

Non possiamo trascurare che gli esiti della pandemia avranno un impatto sociale potenzialmente devastante: il Comune avvii subito un tavolo permanente di confronto con le parti sociali per monitorare quale sia lo stato delle attività produttive sul territorio, dalla fabbriche ai piccoli esercizi commerciali, alle microimprese, ai lavoratori autonomi, ai professionisti, ai precari a partita IVA;
Nell’ambito dei decreti di marzo e aprile dal Governo sono arrivate garanzie per sbloccare interventi sul credito per grandi, medie, piccole e micro imprese: le garanzie sul credito vengono dallo Stato, il Comune vigili affinché tali disposizioni vengano rispettate convocando i direttori degli istituti di credito per concordare e favorire una corretta e puntuale informazione sul punto.
Un territorio a vocazione industriale come il nostro non può permettersi di perdere tempo: il Comune, sulla scorta dell’esempio di Bergamo e Brescia, si faccia sollecitatore e garante di un accordo tra sindacati e unione industriali (e confapi, confartigianato, eccetera) per definire regole, metodi e sistemi della progressiva riapertura in sicurezza;
Accanto a ciò occorre agire subito con la realizzazione di un fondo di sostegno alle morosità per gli affitti e/o le utenze gas e acqua in accordo con Acos, per i soggetti con comprovato disagio e difficoltà;

In prospettiva, inoltre, sarà necessario uno sforzo di elaborazione di piani e progetti per il rilancio dell’economia locale, partendo dalle risorse del territorio, nonché l’individuazione di aiuti economici e di supporto tecnico per la nascita di nuove attività produttive e commerciali;

Infine occorre ampliare le forme di supporto ai nuclei familiari in difficoltà, magari con la sospensione delle imposte comunali per le situazioni di particolare disagio, recuperando i fondi dalle economie realizzate ad esempio dal mancato svolgimento dei servizi di assistenza all’autonomia delle scuole.

La scuola nella ripartenza

Un tassello fondamentale perché la fase 2 sia efficace è la scuola. Se, come pare, il rientro “dal vivo” è previsto per l’avvio del prossimo anno scolastico, è necessario che si usi questo tempo per aiutare la messa in sicurezza. Non si tratta soltanto di interventi di manutenzione, ma anche di realizzare un investimento sul futuro. Sempre nell’ambito del sistema scolastico, i comuni hanno una particolare responsabilità nel segmento 0-6: su questa fascia d’età occorre mettere in campo il maggior sostegno possibile alle famiglie e agli istituti. Una risposta in tal senso può essere ritrovata nella outdoor education. Ad esempio, il comune di Bologna lavora su tale impostazione per i suoi servizi educativi 0-6 ponendo l’attenzione sull’importanza, già in tempi normali, dello stare e vivere all’aperto per i bambini, in Danimarca le scuole riapriranno presto, e prediligeranno la didattica all’aperto come misura di prevenzione: questa può diventare una soluzione, la didattica online da sola non basta. Il Comune potrebbe intervenire favorendo l’unione delle due visioni di scuola fuori dagli spazi consueti: fornendo vestiario idoneo per stare fuori in tutte le stagioni, ma anche sgabelli portatili e tavoli per il lavoro più tradizionale, materiali didattici più consoni ai vari ambienti e agli spostamenti. Aule temporanee negli spazi verdi della città per quelle scuole che non hanno cortili abbastanza grandi o abbastanza aule per permettere la divisione in piccoli gruppi delle classi.

Le scuole italiane, inoltre, sono state oggetto di un intervento complessivo di quasi 150 milioni di euro da parte del governo per intervenire sul digital divide, anche le scuole novesi quindi avranno a disposizione fondi, però è necessario accompagnare sul territorio questo intervento. Alcuni esempi:

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  • realizzare una sinergia tra istituzioni scolastiche ed ente locale per aderire e realizzare progetti “pon” legati alla progettazione europea sugli assi relativi alla scuola (dall’edilizia, all’innovazione metodologica e didattica, alla formazione del personale), il Comune può destinare una parte del proprio bilancio al cofinanziamento di tali progetti;
  • intervenire sull’esigenze di connettività alla rete internet;
  • promuovere una grande mobilitazione della cittadinanza novese per la “sua “scuola.

Servizio di Baby-Sitter

In questi mesi il comune ha risparmiato oltre 50.000 euro per la chiusura degli Asili Nido. Utilizzando questi risparmi vanno messe in campo di forme di supporto per il baby-sitting, per mezzo delle cooperative legate al comune, per le famiglie che non hanno avuto accesso al contributo erogato dall’INPS o in generale per supportare i mesi in cui questo contributo non ci sarà;

Sostegno al commercio e all’artigianato

Sospensione della TARI per le attività commerciali e per tutti coloro che hanno avuto un calo del fatturato dovuto all’emergenza Covid, con pagamenti dilazionati su più anni a partire dal 2021;
Data la necessità di garantire un adeguato distanziamento sociale, ampliare le superfici utilizzabili dagli esercizi di ristorazione e somministrazione cibi e bevande, a canoni invariati (ad oggi in estate gli spazi sono gratuiti fino a 30 metri, aumentarli fino a 60); Infine dovranno essere previsti contributi per i commercianti per sostenere le sanificazioni periodiche che si renderanno necessarie.

Un fondo per la crisi

Il Comune di Novi è ancora senza bilancio, ciò limita la sua capacità di intervento. Bisogna approvare subito il bilancio e al suo interno individuare un fondo per fronteggiare la crisi. I soldi ci sono bisogna sbloccarli!

Adeguare gli uffici pubblici

Da subito Bisogna prevedere un piano per mettere in sicurezza i servizi comunali rivolti al pubblico. Il piano deve comprendere divisori in plexiglass per chi si trova allo sportello, mascherine e gel igienizzante per le mani a disposizione del pubblico e sanificazioni periodiche.

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Le sanificazioni per i privati

Molti nostri concittadini sono stati malati trascorrendo la malattia in casa o in ospedale. È fondamentale che le loro abitazioni siano sanificate per la sicurezza loro e di tutti. Il Comune dal proprio bilancio deve mettere a disposizione risorse per coprire il costo di queste sanificazioni, almeno per i soggetti economicamente più svantaggiati.

Prevenzione per il futuro

La recente inchiesta giornalistica promossa da Report ha svelato all’intero paese il fallimento della giunta Cirio, in particolare dell’assessore Icardi, nella gestione dell’emergenza: l’inadeguatezza che ha lasciato da soli i medici di base le cui segnalazioni sono finite perse o ignorate, i tamponi insufficienti, le RSA fatte diventare veri e propri lazzaretti. Vincere un’elezione, a Torino come a Novi, non è un salvacondotto per i propri errori, ma significa assumersi l’onere delle responsabilità di fronte ai cittadini, per questo quando si sbaglia in modo così profondo è al loro giudizio che ci si dovrebbe rimettere.

Alle nostre proposte aggiungiamo, pertanto, la realizzazione di un fondo straordinario da dedicare al potenziamento della medicina territoriale. Tutti gli studi ci dicono che una delle cause più rilevanti della situazione piemontese (e di quella lombarda) è stata l’eccessiva ospedalizzazione della crisi dovuta alla debolezza delle strutture sanitarie territoriali e di base; nel caso di una più che probabile seconda ondata e, in generale per una maggiore capacità di resistenza ad eventuali altri eventi traumatici chi ha la responsabilità della tutela della salute dei cittadini sul territorio, il Sindaco, ha il dovere di mettere in campo tutti gli strumenti nelle sue disponibilità per la sua comunità. In ragione di questo, manifestiamo tutta la nostra preoccupazione per il San Giacomo, il nostro ospedale pubblico, che, alla fine dell’emergenza, pretendiamo rimanga l’ospedale di riferimento del territorio. Nessuno si sogni di impoverire un presidio ospedaliero essenziale per centinaia di migliaia di utenti. Chiediamo, dunque, che il Comune, impegni la regione ad una programmazione che rafforzi il reparto ospedaliero di rianimazione (su cui ha gravato la crisi e in cui la carenza di respiratori ha rischiato di diventare drammatica), e impegni la regione -a garantire negli anni la costante attività di manutenzione dei macchinari acquistati, al fine di garantirne la perfetta efficienza quando dovessero essere usati.

Queste sono le proposte che il Partito Democratico, Art.1, Venti x Novi, Lista civica Rocchino Sindaco, Volt Novi Ligure e Socialisti mettono a disposizione di Novi: nessuno deve rimanere indietro, nessuno deve essere lasciato solo.

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