come e perché raccontare il mondo dell’arte (2) Arte Bella e Dilettevole

(tratto dall’ArtFanZine “Come difendersi dall’arte” dell’associazione d’arte AL51, pubblicato allo scopo di ricordare che gli artisti non sono dei privilegiati, anzi patiscono ora la gravità del momento e anche nel futuro subiranno difficoltò; in Piemonte vi sono migliaia di piccole attività, individuali (85mila) ovvero imprenditoriali (11mila), senza dimenticare circoli e le associazioni che vivono, anzi sopravvivono eppure offrono arte, spettacolo, intrattenimento di qualità e di cui abbiamo tutti quanti necessità sia per tener alto il morale, sia per rinsaldare i legami sociali)

 Nell’arte tutte le cose sono belle e perciò dilettevoli e l’architetto Andrea Palladio (Andrea di Pietro della Gondola, 1508– 1580), consegnò al Rinascimento un’interpretazione della Bellezza basata sull’armonia e la proporzione tra le parti ed il tutto: “La bellezza risulterà dalla bella forma e dalla corrispondenza del tutto alle parti, delle parti tra loro e di quelle al tutto”.

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Secondo il comune sentire contemporaneo una cosa è giudicata bella se è ben proporzionata.

Un’affermazione che peraltro appare parziale e inadeguata, tant’è che movimenti artistici e culturali successivi fra cui il Barocco, il Romanticismo, l’Arte contemporanea hanno dimostrato come la Bellezza possa esistere anche nella bruttezza, nel male e nel disarmonico.

Non si tratta di opposizione di concetti, perché se nell’armonia ha buon gioco l’emozione estetica, anche la disarmonia e la dissonanza possono produrre le emozioni della bellezza, purché siano il risultato della ricerca di nuove forme di armonia che riscattano la bruttezza e il male, senza nasconderli, rimuoverli o negarli, bensì trasformandoli.

L’armonia dei contrari è un concetto antico e consiste nell’opposizione che sussiste fra pari e dispari, limite e illimitato, unico e molteplice, destra e sinistra, maschile e femminile, eccetera.

La grandezza dell’arte sta nella capacità di produrre la sintesi tra due opposti.

Sul concetto di arte sussiste un dibattito infinito su cui si sono espressi moltissime voci del pensiero, che vale la pena riportare in estrema sintesi i pensieri di alcuni fra i molti:

Per il glottologo e linguista Giacomo Devoto (1897–1974) ed il lessicografo Gian Carlo Oli (1834–1996), autori del noto dizionario, “l’Arte é qualsiasi forma di attività dell’uomo come riprova o esaltazione del suo talento inventivo e della sua capacità espressiva”.

Per il filosofo Platone (428 a.C.-34 7a.C.) l’Arte “non disvela ma vela il vero”, essendo immaginazione e non forma di conoscenza e per questo non migliora l’uomo perché stimola la parte emotiva ed i sentimenti a scapito della parte razionale; l’artista è pericoloso a meno che non si ponga al servizio del vero sforzandosi di veicolare il vero in figurazioni che inducano alla virtù.

Per il critico d’arte Arthur Coleman Danto (1924-2013) “vedere qualcosa come arte richiede qualcosa che l’occhio non può cogliere – un’atmosfera di teoria artistica, una conoscenza della storia dell’arte: un mondo dell’arte”; le opere d’arte hanno la proprietà di essere a-proposito-di qualcosa, per questo possono avere un titolo che ne orienta l’interpretazione, e sono rappresentazioni causate intenzionalmente da un essere umano e proprio per questo richiedono una interpretazione, fortemente legata alla struttura ellittica dell’opera, completata dal fruitore (metafora dell’opera d’arte); in un certo tempo un’opera può essere a-proposito-di qualcosa, ma in un altro contesto no, quindi hanno a che fare con la storia, e con la storia dell’arte in particolar modo, tenendo in debito conto il concetto di stile, separato da quello di maniera, per marcare una distinzione tra un’opera d’arte e altre rappresentazioni comuni, considerando importante anche il modo in cui una rappresentazione viene realizzata, e non solamente perché esiste.

Per il filosofo Benedetto Croce (1866-1952) l’Arte è intuizione ed espressione, “rappresentazione della realtà” quale forma specifica e autonoma di conoscenza di ciò che è meramente possibile nell’intenzione di riconnettere i fatti estetici e artistici alla totalità della vita dello spirito; “Un paesaggio appartiene all’arte: perché no uno schizzo topografico?”; le opere d’arte sono dunque “immagini interiori” che esistono soltanto “nelle anime che le creano o le ricreano”; si nega ogni senso artistico tanto alla tecnica artistica quanto alla componente materiale dell’opera, essendo di qualcosa di estrinseco, di derivato: il fatto estetico si esaurisce tutto nell’elaborazione espressiva delle impressioni, “Quando abbiamo conquistato la parola interna, concepita netta e viva una figura o una statua (…) l’espressione è nata ed è completa: non ha bisogno d’altro (…) l’opera d’arte (l’opera estetica) è sempre interna; e quella che si chiama esterna non è più opera d’arte”.

(continua)