Dall’aborto alle “Vulve Parlanti”: si manifesta sempre più la natura aberrante dell’ideologia femminista-arcobaleno

Non bastavano le occupazioni abusive e gli assalti abortisti ai consigli comunali. Adesso arrivano anche le manifestazioni di piazza con le “vulve parlanti”, i “sex toys” e l’esibizione del piacere sessuale fine a sé stesso.  Questo è quanto dobbiamo purtroppo registrare in questi giorni ad Alessandria per opera dei soliti gruppi provocatori e sedicenti femministi, come “non una di meno”.

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Tutto ciò non deve però sorprendere.  C’è un filo rosso che unisce tutti i deliri e le provocazioni di queste organizzazioni. È il filo rosso della ideologia “arcobaleno”, che esalta le pretese individuali, i “diritti” soggettivi e il mero e sterile erotismo.

In base a questa ideologia ognuno dovrebbe essere libero di seguire i propri istinti. Anzi l’istinto individuale viene elevato a unico criterio di giudizio. Una volta era giusto ciò che è giusto e sbagliato ciò che è sbagliato.  E poi gli individui dovevano adattarsi.  Adesso si vuol far diventare giusto ciò che piace e sbagliato ciò che non piace.

Logico quindi che, nell’ambito di questa filosofia, le pseudo-femministe vadano alla ricerca di trasgressioni sempre più plateali e radicali.

Non solo rivendicano il diritto ad essere padrone assolute dei propri figli (come nelle antiche civiltà pagane) fino al punto da ammazzarli nel grembo materno, ma non permettere neppure che si attuino misure amministrative per aiutare le donne in maternità.

Addirittura vogliono ridurre il loro corpo ad un organo di piacere genitale, degradando le donne a “vulve parlanti”.

Se non altro almeno adesso la gente si renderà conto di dove portino questi tipi di ideologia e questi gruppi sempre più assurdi e fuori dal tempo.  Non alla “liberazione” delle donne, ma alla loro completa reificazione.

La realizzazione dell’essere umano (donna o uomo che sia) passa da tutt’altre strade. Non da quella di una presunta “liberazione sessuale”, ma da quella della sottomissione delle proprie pulsioni al senso di realtà e di responsabilità. E quella del rispetto della vita umana.

Metà dei 100.000 bambini abortiti ogni anno sono donne. Chi difende di più il genere femminile? Le “vulve parlanti” che vogliono la prosecuzione indefinita di questa strage, o chi invece come noi e tanti altri, si battono per la difesa della vita?

Angelo Mandelli
referente locale della associazione “Ora et Labora in Difesa della Vita”

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